Enrico Melozzi
0%

Pëtr Il’ič Čajkovskij. Via Wikimedia Commons (pubblico dominio).

San Pietroburgo, 28 ottobre 1893: Čajkovskij dirige la prima della sua Sesta sinfonia, la Patetica, che finisce come nessuna sinfonia era mai finita, con un movimento lento che si spegne nel registro grave. Il pubblico resta interdetto. Nove giorni dopo, il 6 novembre, il compositore è morto, a cinquantatré anni. Da centotrent’anni si discute di che cosa.

La versione ufficiale è il colera: un bicchiere d’acqua non bollita, bevuto in un ristorante durante un’epidemia, la malattia documentata dai bollettini medici dei fratelli Bertenson, l’agonia in casa del fratello Modest. È la versione sostenuta dal maggiore biografo moderno, Alexander Poznansky, che ha passato al setaccio memorie e archivi. Contro di lei stanno da sempre alcune stranezze: le regole sanitarie sull’epidemia imposte ai funerali dei colerosi e platealmente ignorate, con la salma esposta in casa e baciata dai visitatori, e le contraddizioni tra i resoconti dei medici sul giorno del bicchiere fatale.

La seconda versione è una gemmazione della prima: non colera per sbadataggine, ma autolesione deliberata, l’acqua infetta bevuta cercando la malattia, da un uomo che la depressione la conosceva da una vita. Non ha documenti a sostegno: ha il finale della Patetica, che a molti è sembrato un congedo scritto in note. È un argomento emotivamente potente e storicamente debolissimo: le lettere degli ultimi mesi mostrano un Čajkovskij operoso, pieno di progetti e piuttosto allegro.

La terza è la più romanzesca, e va riferita con le pinze: la avanzò nel 1979 la studiosa emigrata Alexandra Orlova, sulla base di testimonianze di seconda mano. Un tribunale d’onore di ex compagni della Scuola di giurisprudenza avrebbe imposto al compositore di togliersi la vita con il veleno, per soffocare lo scandalo di una relazione con un giovane aristocratico, prima che arrivasse allo zar. La tesi ha dominato i giornali per un ventennio ed è oggi respinta dalla maggior parte degli studiosi: troppe incongruenze, nessuna carta. Ma dice una cosa vera anche se il fatto fosse falso: nella Russia del 1893 l’omosessualità di Čajkovskij era un segreto di Pulcinella che poteva distruggerlo, e la paura era reale anche se il tribunale non lo fu.

Melos sta con i documenti, quindi con il colera, e con una regola che vale per tutte le morti celebri, da Mozart in poi: quando la leggenda è più bella della verità, la leggenda vince sui giornali e la verità negli archivi. La Patetica non c’entra con nessuna delle tre versioni: è solo l’ultima sinfonia di un uomo che sapeva finire le cose come nessuno. Che poi il destino le abbia dato ragione, questo sì, è insopportabile. Ed è musica, non biografia.

Il testo è delIl Coro di Melos di Melos
♪ Ascolta la mia musica
🇮🇹 IT ▾