Il Teatro La Fenice, Venezia. Via Wikimedia Commons.
La prima stagione firmata dal nuovo sovrintendente Nicola Colabianchi si presenta con una scelta d’altri tempi: la Fenice inaugura il 13 novembre 2026 con Fedora di Umberto Giordano, che a Venezia mancava dal 1968. Regia di Hugo de Ana, Donato Renzetti sul podio, Maria Agresta protagonista: il melodramma borghese con il delitto, la lettera e il veleno, riportato in laguna dopo quasi sessant’anni.
È il primo segnale di una stagione costruita sulle assenze colmate, che è un modo intelligente di fare cartellone quando la classifica del repertorio si è congelata: la Jen&ufccaron;fa di Janáček, uno dei massimi capolavori del Novecento teatrale, torna dopo ottantacinque anni, mancava dal 1941, con la regia di David Alden; Hänsel und Gretel di Humperdinck riappare dopo più di trent’anni; e due titoli non erano mai passati di qui: le Nozze istriane di Smareglia, verismo adriatico da riscoprire, e la Partenope di Händel, che porta il barocco teatrale in un cartellone che di solito lo ignora. Attorno, le colonne che reggono il botteghino: Norma, Carmen, una Butterfly firmata Àlex Rigola, Adriana Lecouvreur, il Barbiere di Morassi, più cinque serate di danza.
Due osservazioni da Melos. La prima: un teatro che riporta in scena Jen&ufccaron;fa e Smareglia sta facendo esattamente il lavoro che chiediamo ai musei quando non possono essere officine, cioè ruotare le teche, mostrare i depositi, ricordare al pubblico che il repertorio è più largo della sua classifica. La seconda è una nota di realismo che i lettori veneziani apprezzeranno: i prezzi degli abbonamenti, ha fatto sapere il teatro, non cambiano. In un’epoca in cui l’opera si lamenta del pubblico che invecchia, tenere ferma la soglia d’ingresso mentre si rischia sul repertorio è la combinazione giusta, e va detto quando accade. Fonti: presentazione ufficiale della stagione 2026/27, Teatro La Fenice, giugno 2026.
