Il Teatro di San Carlo, Napoli. Via Wikimedia Commons.
Il teatro d’opera più antico del mondo ancora in attività compie 290 anni, li porta benissimo, e festeggia con una stagione dichiaratamente celebrativa. Si parte il 2 dicembre 2026 con Luisa Miller: Daniel Oren sul podio, regia di Davide Livermore, e un cast da inaugurazione vera, Mariangela Sicilia, Piotr Beczala, Igor Golovatenko, Michele Pertusi. Verdi tragico e familiare per aprire l’anno del compleanno, fondazione 4 novembre 1737.
Il cartellone, undici titoli, gioca su due tavoli con intelligenza napoletana. Da una parte il patrimonio di casa: la Nina o sia La pazza per amore di Paisiello affidata a Fabio Biondi, e la rarità donizettiana Otto mesi in due ore, cioè la Napoli che fu capitale musicale d’Europa che torna a farsi sentire. Dall’altra le incursioni: una Butterfly con la regia di Ferzan Özpetek, il Peter Grimes di Britten, la Damnation de Faust con Michieletto, e la scommessa più colta dell’anno, La chute de la maison Usher di Debussy nel completamento di Alessandro Solbiati: un’opera incompiuta affidata a un compositore vivente, che è esattamente il tipo di gesto che questa rivista chiede ai teatri da sempre.
Attorno, la festa: il gala di Plácido Domingo per i cinquantacinque anni dal suo debutto napoletano, con Sonya Yoncheva; quattordici concerti sinfonici orientati sul bicentenario beethoveniano del 2027; un festival pianistico che allinea Gadjiev, Lortie, Lonquich, Bavouzet e il debutto, a novantun anni, di Bruno Canino, che al San Carlo non aveva mai suonato da solista, e la notizia da sola vale la stagione. In estate, doppio finale: Tosca all’Arena Flegrea con la regia di Edoardo De Angelis, e la tournée in Giappone con l’Aida. Un teatro che a 290 anni esporta, commissiona completamenti e fa debuttare un novantunenne non è un museo: è una casa dove si continua a vivere. Auguri. Fonti: presentazione ufficiale della stagione 2026/27, Teatro di San Carlo, giugno 2026.
