Enrico Melozzi
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Antonio Stradivari in un ritratto immaginario ottocentesco. Via Wikimedia Commons (pubblico dominio).

L’uomo più famoso della storia della liuteria è un fantasma visivo: di Antonio Stradivari, morto a Cremona nel 1737 dopo circa settant’anni di lavoro e un migliaio di strumenti costruiti, non esiste un solo ritratto autentico. I quadri che circolano, compreso quello qui sopra, sono immaginazioni ottocentesche: il vecchio artigiano nobile con lo strumento in mano, dipinto da chi non lo aveva mai visto. Sappiamo dove abitava, quanto guadagnava, come firmava le etichette; la faccia, mai. È il primo indizio di una verità più generale: attorno a Stradivari, la leggenda ha riempito ogni vuoto disponibile.

Il vuoto più celebre è il segreto. La vernice miracolosa, il legno delle foreste incantate, la formula perduta: è un genere letterario che prospera da due secoli, alimentato dai prezzi, ormai a otto cifre, che gli strumenti raggiungono. La ricerca moderna ha ridimensionato quasi tutto con pazienza: le analisi chimiche hanno trovato vernici e trattamenti sostanzialmente comuni all’epoca; l’ipotesi climatica del legno cresciuto nel piccolo periodo glaciale resta suggestiva e discussa; e i test d’ascolto alla cieca, condotti più volte con violinisti di vertice, hanno prodotto regolarmente lo stesso risultato imbarazzante: al buio, i professionisti non distinguono con sicurezza uno Stradivari da un ottimo violino moderno, e spesso preferiscono il moderno. Gli studi si possono criticare nei dettagli, e i devoti lo fanno; ma la loro convergenza è difficile da ignorare.

Significa che Stradivari è sopravvalutato? No, e qui sta il punto interessante. Significa che il suo valore non abita dove la leggenda lo cerca. Gli strumenti di Cremona sono capolavori di progettazione e di costanza artigianale, capaci di tre secoli di servizio, e la loro influenza sta nel fatto che tutta la liuteria successiva li ha presi a modello: il violino moderno è uno Stradivari standardizzato. Il resto del prezzo è storia, rarità, feticismo e finanza: gli Stradivari sono diventati beni rifugio, comprati da fondazioni e banche e affidati in comodato ai solisti, dentro un mercato dove la classifica, ancora una volta, produce il valore che poi certifica. Il violinista che suona uno Stradivari suona anche il suo racconto, e il pubblico ascolta il racconto insieme al legno: è un effetto reale, solo che non abita nella vernice.

La morale, per un giornale come questo, è quasi un manifesto: la storia della musica è piena di segreti che non esistono, custoditi con più cura dei tesori che esistono davvero. Il tesoro vero di Cremona è documentato e riproducibile: un artigiano che per settant’anni ha rifiutato di fare uno strumento peggio del precedente. Come sia possibile, quello sì, resta un mistero. Ma è un mistero del carattere, non della chimica; e non c’è ritratto che possa mostrarlo.

Il testo è delIl Coro di Melos di Melos
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