Enrico Melozzi
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del Coro di Melos

Terza e ultima puntata del ritratto di Giovanni Sollima. Un violoncellista romano di tre secoli fa, e una città che amava le musiche smisurate.

Roma, 3 settembre 1704. Nasce Giovanni Battista Costanzi, che i contemporanei chiameranno Giovannino del violoncello, o Giovannino da Roma. Comincia a studiare lo strumento verso il 1712, probabilmente con Giovanni Lorenzo Lulier e Giovanni Antonio Haym, e a diciassette anni entra al servizio della corte musicale più ricca della città, quella del cardinale Pietro Ottoboni, nel Palazzo della Cancelleria. Ci resta per diciannove anni, fino alla morte del cardinale nel 1740.

La Cancelleria di Ottoboni è il luogo dove la musica romana si misura con se stessa. Il lunedì ci sono le accademie, si allestiscono oratori, cantate, feste teatrali. Il primo violino di casa, per oltre vent’anni, era stato Arcangelo Corelli, e Corelli a Roma aveva abituato il pubblico ai numeri grandi: nel 1687, per l’ambasciata inglese ricevuta da Cristina di Svezia a Palazzo Riario, si parla di centocinquanta archi sotto la sua guida. Per l’epoca, un’enormità; per chi l’ascoltava, una festa.

Nel 1737 Costanzi viene nominato capo d’istrumenti di Ottoboni: lo stesso titolo che era stato di Corelli.

La carriera, da lì, sale gradino per gradino dentro le chiese della città. Violoncellista a San Luigi dei Francesi nel 1722, maestro di cappella della stessa chiesa nel 1729, poi della Madonna di Loreto, di San Marco e di Santa Maria in Vallicella, di Sant’Apollinare. Nel 1754 viene eletto presidente della Congregazione di Santa Cecilia, l’associazione dei musicisti romani riconosciuta da papa Sisto V nel 1585, da cui discende l’attuale Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Nel 1755 arriva il posto più alto, maestro della Cappella Giulia in San Pietro, e lo tiene fino alla morte, il 5 marzo 1778.

Scrive molto, per la chiesa e per il teatro. Una Santa Cecilia nel 1725, la festa teatrale Carlo Magno per Ottoboni nel 1728, una cantata per il Natale del 1727 su testo di Metastasio, e poi oratori su Metastasio, Gioas re di Giuda nel 1748 e La morte di Abele nel 1758, e ogni anno, dal 1746, un oratorio per il Collegio Clementino. Sullo strumento lascia un segno tecnico preciso: l’uso del capotasto, cioè il pollice appoggiato sulla corda per salire nelle posizioni acute, il doppio mordente, gli accordi arpeggiati. La tradizione lo indica fra i maestri del giovane Luigi Boccherini, a Roma nel 1757.

Poi, per due secoli e mezzo, quasi nessuno lo suona più.

Succede a molti musicisti romani del Settecento: le carte finiscono negli archivi delle chiese e delle biblioteche, il nome resta nei dizionari e sparisce dai programmi. A tirarlo fuori è un violoncellista palermitano che conosce bene la strada dagli archivi al palco. Giovanni Sollima studia le sonate e le sinfonie per violoncello e basso continuo di Costanzi, le suona, le incide per l’etichetta Glossa. Giovannino del violoncello torna a suonare grazie a un Giovanni del violoncello nato duecentocinquantotto anni dopo.

Il parallelo va oltre l’omonimia. Costanzi viveva in una città che trattava la musica come un fatto collettivo, con organici che per l’epoca sembravano senza misura e un pubblico abituato a feste che duravano ore. Sollima, nel 2012, a Roma, ha messo insieme cento violoncelli in un teatro occupato; con l’Orchestra Notturna Clandestina ha attraversato notti di dodici ore. Entrambi violoncellisti, entrambi compositori, entrambi legati alla congregazione romana dei musicisti: Costanzi ne fu presidente, Sollima è Accademico di Santa Cecilia e ci insegna dal 2010.

Domenica 15 novembre The Classical Rave Party chiude il Romaeuropa Festival nella Sala Santa Cecilia, in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. La mattina i 100 Cellos, la sera l’Orchestra Notturna Clandestina con Giovanni Sollima fra gli ospiti. È difficile immaginare un omaggio più adatto a Giovannino del violoncello: la sua città, la sua congregazione, e molti più violoncelli di quanti ne abbia mai visti insieme. Biglietti su romaeuropa.net, TicketOne e Vivaticket.

Il testo è delIl Coro di Melos di Melos
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