Enrico Melozzi
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Mata Hari danza al Musée Guimet di Parigi, 1905. Via Wikimedia Commons (pubblico dominio).

Milano, giovedì 4 gennaio 1912. Al Teatro alla Scala va in scena Bacco e Gambrinus, ballo con la musica di Romualdo Marenco e la coreografia di Giovanni Pratesi, ripresa per l’occasione da Vincenzo Dell’Agostino. La parte di Venere è affidata a una danzatrice olandese di trentacinque anni che da sette anni Parigi conosce con un nome malese che significa occhio del giorno, Mata Hari. Il teatro è pieno, e secondo la ricostruzione pubblicata dal sito dedicato a Marinetti in platea ci sono anche Gabriele d’Annunzio e Filippo Tommaso Marinetti. Nella stessa compagnia, in una parte di mima, debutta quella sera una ragazza di ventun anni che non ha ancora finito la scuola. Si chiama Teresa Battaggi.

Le due carriere si incrociano per cinque recite, tante quante ne ebbe Bacco e Gambrinus in quella ripresa, e partono da punti opposti. Margaretha Zelle, nata nel 1876 a Leeuwarden, in Frisia, e passata per un matrimonio infelice con un ufficiale coloniale nelle Indie olandesi, aveva inventato Mata Hari nel 1905, danzando al Musée Guimet di Parigi fra le statue orientali della collezione, e con quel personaggio di sacerdotessa esotica aveva girato i salotti e i teatri d’Europa. Alla Scala era arrivata qualche settimana prima, nel dicembre 1911, per un’apparizione nel quinto atto dell’Armida di Gluck. Il ballo di gennaio non era una novità scritta per lei, come a volte si racconta: il Dizionario Biografico degli Italiani, alla voce su Marenco, colloca la prima di Bacco e Gambrinus alla Scala il 14 gennaio 1904. Marenco era lo stesso compositore di Excelsior, andato in scena alla Scala l’11 gennaio 1881 con la coreografia di Luigi Manzotti, e il ballo milanese viveva ancora di quella scuola di grandi quadri allegorici. Otto anni dopo la prima, il teatro riprendeva Bacco e Gambrinus con una celebrità nel ruolo della dea.

Teresa Battaggi era nata a Cuccaro Monferrato, in provincia di Alessandria, il 26 marzo 1890, ed era entrata nella Scuola di ballo della Scala nel 1902, a dodici anni. Aveva studiato con Caterina Beretta e con Raffaele Grassi. Dieci anni di sbarra, di esercizi, di passaggi di classe, prima di calcare il palcoscenico in una parte muta, accanto a una donna che la danza l’aveva imparata da sola. Nello stesso 1912, riporta la voce che il Dizionario Biografico le dedica, Battaggi si diplomò prima ballerina.

Quella sera la Scala mostrava, senza volerlo, i due modi in cui una danzatrice poteva arrivare sul suo palcoscenico. Il primo era la fama: un personaggio costruito altrove, sui giornali e nei salotti, che il teatro comprava come attrazione e metteva nel ruolo dove bastava apparire, perché Venere si guarda. Il secondo era la scuola, che dal 1813 addestrava bambine e bambini per il corpo di ballo del teatro e che produceva artiste con una lentezza da bottega. Il cartellone vendeva la prima. Il teatro viveva della seconda.

Le traiettorie successive seguono la stessa divisione. Dopo il 1912 la carriera di Mata Hari declinò; le ultime esibizioni di cui si ha notizia sono del 1915, e il 15 ottobre 1917, condannata in Francia per spionaggio, fu fucilata a Vincennes. Battaggi partì per l’America con la compagnia del direttore Cleofonte Campanini, da New York a Filadelfia e a Chicago; tornò alla Scala come Portatore del Graal nel Parsifal del 1921-22; nel 1924 il governo romeno la chiamò a dirigere la nuova scuola di ballo dell’Opera di Bucarest, e nel 1937 fu nominata alla guida della scuola di danza del Teatro Reale dell’Opera di Roma. Morì a Roma il 10 luglio 1957. La sua scuola, in quel momento, contava più di cento allievi.

Il testo è delIl Coro di Melos di Melos
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