Enrico Melozzi
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Claude Debussy nel ritratto di Félix Nadar, 1908 circa. Via Wikimedia Commons (pubblico dominio).

La voce circola da un secolo nei foyer e nei manuali di aneddotica: per Claude Debussy tre donne avrebbero tentato di uccidersi. Il numero vero, quello che i documenti reggono, è due. Bastano e avanzano.

La prima si chiamava Gabrielle Dupont, per tutti Gaby dagli occhi verdi, la compagna degli anni poveri, quelli di Pelléas ancora in bozza e delle stanze in affitto a Montmartre. All’inizio del 1897 Gaby trovò in tasca a Debussy una lettera che non lasciava dubbi su un’altra relazione. È lo stesso Debussy a raccontare il seguito in una lettera all’amico Pierre Louÿs del febbraio 1897: crisi, lacrime, e un revolver. Gaby sopravvisse, e la coppia si trascinò ancora per un paio d’anni prima di sciogliersi.

La seconda era sua moglie. Rosalie Texier, detta Lilly, sarta di provincia, sposata il 19 ottobre 1899: la sera delle nozze Debussy aveva dato lezione di piano per pagare la cena. Nel giugno del 1904 lui conobbe Emma Bardac, cantante raffinata, moglie di un banchiere, e in poche settimane uscì di casa. Il 13 ottobre 1904, alla vigilia del quinto anniversario di matrimonio, Lilly si sparò un colpo al petto. Sopravvisse anche lei, ma i chirurghi rinunciarono a estrarre il proiettile, che le rimase conficcato in una vertebra per il resto della vita. Il soprano Mary Garden, la prima Mélisande, racconta nelle sue memorie di aver visto la ferita, un piccolo foro scuro sotto il seno sinistro, e di non essere mai più riuscita a guardare Debussy allo stesso modo.

Lo scandalo fu enorme e fece quello che la musica più audace d’Europa non aveva fatto: svuotò il salotto di Debussy. Gli amici si schierarono quasi tutti con Lilly, i giornali ricamarono, e la sottoscrizione aperta per aiutarla raccolse firme illustri mentre il compositore e Emma riparavano in Inghilterra. La terza donna della leggenda nasce qui, per gemmazione: due pistole vere, in due storie diverse, si arrotondano a tre nel racconto da caffè. I biografi seri, da François Lesure in giù, di pistole ne contano due.

Resta la domanda che rende il caso interessante per una rivista come questa e non solo per la cronaca: quanto della vita entra nella musica? Negli anni tra i due spari Debussy scrisse La Mer, e alla figlia avuta da Emma, Chouchou, dedicò il Children’s Corner, la musica più tenera che possediamo di lui. La biografia non spiega quasi mai le note. Le circonda, come il mare circonda un’isola: la tocca dappertutto, e non la bagna dentro.

Una nota a margine, doverosa in un giornale che maneggia storie come questa: qui si parla di fatti di centovent’anni fa, documentati da lettere e memorie. Il dolore che contengono, però, non è d’epoca, è di sempre; e chi lo sente vicino merita ascolto oggi come allora.

Il testo è delIl Coro di Melos di Melos
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