Enrico Melozzi
0%

La sala del Teatro alla Scala. Via Wikimedia Commons.

Il 7 dicembre 2026, per Sant’Ambrogio, la Scala inaugura con l’Otello di Verdi, regia di Damiano Michieletto, e sul podio c’è la notizia vera della stagione: Myung-Whun Chung debutta come direttore musicale del teatro. Il coreano è di casa a Milano da trent’anni, ma il titolo cambia tutto: dopo l’era Chailly, la Scala affida la sua identità musicale a un direttore che con Verdi ha un rapporto da fedele di lunga data, e infatti si tiene anche il Macbeth, in stagione, con la regia di Barrie Kosky.

Il cartellone 2026/27 allinea tredici opere per una novantina di recite, e a leggerlo bene contiene tre notizie. La prima: I Puritani di Bellini tornano in Scala dopo più di mezzo secolo, mancavano dal 1971, con Fabio Luisi sul podio e la regia di Davide Livermore. La seconda: arriva per la prima volta al Piermarini Nixon in China di John Adams, diretto da Kent Nagano, e per un teatro che frequenta poco il Novecento americano è quasi una dichiarazione politica; insieme a The Rake’s Progress di Stravinskij affidato a Chailly, porta finalmente un po’ di ossigeno del ventesimo secolo in cartellone. La terza è la più curiosa: Leonora di Ferdinando Paër, prima volta alla Scala, cioè l’opera che mise in musica lo stesso soggetto del Fidelio prima di Beethoven: programmarla nella stagione che porta al bicentenario beethoveniano (Beethoven morì nel 1827) è un colpo da intenditori.

Il resto tiene insieme botteghino e mestiere: Riccardo Muti torna con Anna Bolena, la Bohème di Zeffirelli resiste come un monumento cittadino, Don Giovanni con Carsen, il Don Quichotte di Massenet con Michieletto, il Barbiere, e un Dido and Æneas di Purcell che allunga il repertorio all’indietro. Per il balletto, la novità è la Giselle riscritta da Akram Khan, prima nazionale, accanto allo Schiaccianoci e all’omaggio a Béjart nel centenario.

La lettura di Melos, che i lettori conoscono: tredici titoli, e le opere di autori viventi si contano su un dito, Nixon in China, scritta peraltro quarant’anni fa. È il museo più splendido del mondo, gestito benissimo, e resta un museo: la nostra proposta per riaprire l’officina vale per la Scala prima che per chiunque altro. Detto questo, un Puritani dopo cinquantacinque anni e un Paër riesumato con intelligenza sono il modo giusto di fare il museo: le teche, almeno, cambiano. Fonti: presentazione ufficiale della stagione, Teatro alla Scala, maggio 2026.

Il testo è delIl Coro di Melos di Melos
♪ Ascolta la mia musica
🇮🇹 IT ▾