Enrico Melozzi
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di Enrico Melozzi

Questa è la puntata dieci di tredici. La tesi sta nella puntata uno e non cambia. Quello che segue serve a provarla.

Constanze Mozart ritratta da Joseph Lange nel 1782. Hunterian Art Gallery, Università di Glasgow, via Wikimedia Commons (pubblico dominio).

Baden, giugno 1791. Una cittadina termale a un’ora e mezza di carrozza da Vienna, acque sulfuree, viali, una parrocchia con un maestro di coro volenteroso. Constanze Mozart è qui per la sesta gravidanza, la penultima cura di una serie che le gambe malandate le imporranno per anni. Questa scena l’inchiesta l’ha già visitata: è la puntata dell’Ave verum, con Anton Stoll che procura l’alloggio e Mozart che raccomanda per lettera i dettagli, comprese le pretese di praticità che conosciamo dal carteggio: a pianterreno, vicino al macellaio. Il marito paga, organizza, scrive. Ma da Vienna, dove lo tengono inchiodato le prove del Flauto magico e i debiti da rimontare.

Veduta del Helenental presso Baden intorno al 1800
Il Helenental, la valle delle passeggiate dei curandi di Baden, in una veduta del 1800 circa. Via Wikimedia Commons (pubblico dominio).

Accanto a lei, a Baden, c’è un altro uomo. Ha venticinque anni, viene da Schwanenstadt, si è formato nella scuola del monastero di Kremsmünster, e da qualche tempo è il factotum musicale di casa Mozart: copia, sbriga, accompagna, tiene i conti minuti. Si chiama Franz Xaver Süssmayr. L’inchiesta lo ha già incontrato due volte: nella bottega dei copisti, dove la musicologia gli attribuisce concorde i recitativi della Clemenza di Tito consegnati sotto il nome di Mozart, e nella contabilità della vedova, dove la sua lettera del 1800 agli editori rivendica tre numeri del Requiem. Qui va guardato da vicino per quello che era nell’estate del 1791: l’uomo di casa.

Le lettere di Mozart alla moglie, in quelle settimane, sono quasi quotidiane, e Süssmayr vi compare di continuo. Mai come un collega: come un famiglio, e come il bersaglio fisso delle burle del capofamiglia. Mozart lo storpia nei nomi, gli affibbia titoli buffoneschi, incarica Constanze di tirargli le orecchie e di somministrargli scappellotti per procura, gli detta commissioni come a un garzone. L’edizione critica dell’epistolario, la Bauer-Deutsch, conserva tutto questo nero su bianco. Si può leggere in due modi, e l’inchiesta li mette entrambi sul tavolo: il tono di un uomo che non ha nulla da temere da quel ragazzo, oppure il tono di un uomo che recita di non avere nulla da temere. Le carte non scelgono per noi.

Ritratto di Wolfgang Amadeus Mozart
Il marito che scrive ogni giorno da Vienna: Mozart in un ritratto postumo di Barbara Krafft. Via Wikimedia Commons (pubblico dominio).

C’è però un problema, ed è un problema da inchiesta: l’epistolario è un documento dimezzato. Le lettere di Constanze a Mozart non esistono più, nessuna, e la loro sparizione non è mai stata spiegata. Su quelle di lui, sopravvissute, sono passate mani posteriori: parole e righe cancellate con inchiostro altrui, passi che il secondo marito di Constanze, il diplomatico Georg Nissen, curatore della prima grande biografia, marcò come non destinati alla stampa. Un esempio documentato è la lettera berlinese del 1789, dove intere parole risultano cassate da mano ignota. Chi cancellava proteggeva qualcosa. Che cosa, non lo sapremo: e un’inchiesta seria registra il buco senza riempirlo d’inventiva.

Su questo buco, da due secoli, prospera una voce: che Süssmayr non fosse per Constanze soltanto il factotum del marito. Nel 1983 lo scrittore inglese Francis Carr, in Mozart & Constanze, trasformò la voce in tesi stampata. Nel 2025 la serie Amadeus di Sky, cinque puntate con Will Sharpe nella parte di Mozart, Gabrielle Creevy in quella di Constanze e Jyuddah Jaymes in quella di Süssmayr, ha portato la relazione in scena senza reticenze, da finzione dichiarata. E la ricerca d’archivio, che su questa vicenda ha lavorato sul serio, ha dato il suo verdetto: nessun documento prova la relazione, e alcune prove circolate in passato erano fabbricate. Una biografia di Constanze arrivò a citare registri della polizia di Baden su movimenti di Süssmayr: il musicologo Michael Lorenz ha verificato con l’archivista della città che quei registri non sono mai esistiti, per la buona ragione che a Baden un commissariato aprì solo nel 1809.

Incipit dell'Ave verum corpus K 618
Il frutto documentato di quell’estate a Baden: l’Ave verum, scritto per Anton Stoll nel giugno 1791. Via Wikimedia Commons (pubblico dominio).

Melos, dunque, non vi dirà che Constanze e Süssmayr erano amanti: nessuno può dirlo con le carte in mano, e questa inchiesta pubblica solo ciò che regge. Vi dice quello che i documenti dicono, ed è già moltissimo. Che nell’estate decisiva del 1791, mentre a Baden nasceva l’Ave verum e a Vienna maturava la commissione del conte Walsegg, Süssmayr stava dentro la famiglia Mozart come ci sta uno di casa: alla tavola, nelle lettere, accanto alla moglie alle terme. Che l’epistolario che potrebbe raccontare di più è stato potato da mani che avevano interesse a potarlo. E che ogni cosa che accadrà nei mesi seguenti, la consegna, il completamento, la firma, accadrà dentro questo perimetro domestico, non fuori. Per la tesi di questa inchiesta non serve entrare nell’alcova: basta avere chiaro chi aveva le chiavi di casa.

Perché la voce, priva di prove com’è, non è mai morta? Perché due indizi veri, documentati, continuano ad alimentarla. Il primo è un nome scritto in un registro di battesimo del luglio 1791. Il secondo è il modo in cui il completamento del Requiem finì proprio nelle mani di quel ragazzo, e ciò che quel lavoro gli rese. Sono le prossime due puntate.

Questo capitolo fa parte dell’inchiesta di Enrico Melozzi sul Requiem. La puntata undici esce giovedì 1° ottobre alle 18:30: il sesto figlio di Mozart e i due nomi che porta nel registro dei battesimi. L’inchiesta resta raccolta, per intero e per sempre, nella sua pagina permanente.

Il testo è delIl Coro di Melos di Melos
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