di Enrico Melozzi
Questa è la puntata sei di tredici. La tesi sta nella puntata uno e non cambia. Quello che segue serve a provarla.
Baden, cittadina termale a sud di Vienna, 17 giugno 1791. Constanze Mozart è alle cure, incinta del sesto figlio; il marito la raggiunge quando può. Il maestro di coro della parrocchia locale, Anton Stoll, è un amico che rende servizi, trova alloggi, tiene i contatti: e per la festa del Corpus Domini, che cade il 23 giugno, riceve il regalo più sproporzionato della storia dei favori tra colleghi. Mozart gli consegna un mottetto per coro, archi e organo, datato di suo pugno: quarantasei battute in re maggiore. Ave verum corpus, K 618. Oggi è una delle pagine più eseguite del pianeta; per Stoll era il pezzo per la funzione di giovedì.
Il documento di questa puntata sono due testi, da leggere impilati. Il primo è l’inno eucaristico trecentesco che Mozart intona: Ave verum corpus natum, de Maria Virgine, vere passum immolatum, in cruce pro homine. Il secondo è l’inizio della strofa che chiude la sequenza dei defunti attribuita dalla tradizione a Tommaso da Celano, il frate che la Chiesa cantava ai funerali e che il Requiem intona nel punto che la puntata cinque ha lasciato sospeso: Lacrimosa dies illa, qua resurget ex favilla, judicandus homo reus. Ora si conti, sillaba per sillaba. A-ve ve-rum cor-pus na-tum: otto. La-cri-mo-sa di-es il-la: otto. Ve-re pas-sum im-mo-la-tum: otto. Qua re-sur-get ex fa-vil-la: otto. I due testi camminano con lo stesso passo, il tetrametro trocaico, l’accento che cade sulle sillabe dispari, il metro di ferro della poesia liturgica latina. Non è una coincidenza mistica: è la metrica di famiglia degli inni medievali. Ma significa una cosa molto concreta: una musica costruita sull’uno veste l’altro come una taglia giusta.

Dove i conti non tornano alla perfezione, e in qualche verso non tornano, la risposta sta in una tecnica che ogni bottega possedeva e che la nostra epoca ha dimenticato di considerare: la risillabazione. Una nota lunga si divide in due note ribattute, una parola si ripete, un piccolo melisma si distende o si contrae, e il testo nuovo si adagia sulla musica esistente senza che la musica se ne accorga. Non è teoria: è ciò che Mozart stesso fece nel Davidde penitente della puntata due, dove le sillabe italiane di un libretto nuovo presero il posto del latino della messa. E non è nemmeno un trucco d’emergenza del Settecento: settant’anni dopo, Rossini, nella Petite Messe Solennelle, ridistribuisce il testo sacro sulle proprie linee ripetendo vocali e parole con la disinvoltura di un sarto che sposta un bottone. È lavoro da copista esperto, misurabile in ore, non in ispirazioni.
Il ragionamento, allora, si tiene in tre passi. Nel giugno 1791, mentre il Requiem entra nella sua vita, Mozart scrive un mottetto sacro breve, corale, sillabico, in re, di intonazione raccolta e funebre benché destinato a una festa: chiunque lo abbia cantato conosce quella luce bassa che non somiglia a una processione ma a un congedo. Quel mottetto è scritto sullo stesso metro poetico della strofa che al Requiem manca di più. E la tecnica per passare da un testo all’altro era patrimonio ordinario della bottega, praticata dall’autore in prima persona sei anni prima. Non stiamo affermando, si badi, che l’Ave verum sia il Lacrimosa travestito, né che Mozart lo abbia scritto a quello scopo: sarebbe più di quanto le carte permettano, e questa inchiesta si è imposta di non superare mai le carte. Stiamo affermando ciò che le carte permettono: che nel giugno 1791 esisteva, di mano di Mozart, la prova generale di un procedimento, il vestito sacro breve tagliato sul metro giusto, con la tecnica di sartoria pronta sul tavolo.
L’ultimo fatto è un esperimento che ogni lettore può fare stasera, con una registrazione qualsiasi e il testo davanti. Ascoltate l’Ave verum. Poi riascoltatelo provando a cantarci sopra, piano, le parole del Lacrimosa.
Questo capitolo fa parte dell’inchiesta di Enrico Melozzi sul Requiem. La puntata sette esce sabato 19 settembre alle 18:30, apre sedici messe sul tavolo e conta le tonalità una per una.
