Enrico Melozzi
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Il 6 novembre 1946 l’Associazione generale italiana dello spettacolo e la Federazione dei lavoratori dello spettacolo firmarono il contratto dei professori d’orchestra della Scala, dell’Opera di Roma, di Santa Cecilia e degli enti autonomi di Firenze, Genova e Palermo. L’articolo 21 fissava l’orario normale in cinque ore al giorno, divise in due prestazioni. L’articolo 23 stabiliva che la prova ordinaria, nei giorni di spettacolo, durasse due ore, compresi dieci minuti di riposo. Da quel momento l’unità di misura del lavoro orchestrale italiano ha una forma precisa: centoventi minuti, dieci dei quali di riposo.

Ottant’anni dopo la forma è quasi la stessa. Il contratto nazionale delle fondazioni lirico-sinfoniche, nel testo del 2018 rinnovato fino all’accordo del 13 novembre 2024, conserva l’orario fissato nel 2000 e ripreso nel 2014: ventotto ore settimanali, non più di undici prestazioni alla settimana e due al giorno, non più di sei ore al giorno. La prova a sezione dura due ore con dieci minuti di pausa, oppure due ore e mezza con un quarto d’ora. La prova unica, nei casi eccezionali, arriva a tre ore e mezza con venti minuti di riposo e non si prolunga nemmeno pagando lo straordinario. L’informativa che la Fondazione Toscanini di Parma consegna ai suoi orchestrali ripete le ventotto ore e aggiunge le mensilità: tredicesima e quattordicesima.

Poi ci sono i soldi. Dal primo gennaio 2024, con l’aumento del quattro per cento firmato il 30 novembre 2023, il minimo tabellare di un professore d’orchestra di seconda categoria è di 1.828,84 euro lordi al mese; il primo violino di spalla parte da 2.380,50. All’Arena di Verona la tabella in vigore dal 7 ottobre 2024 dà 1.886,91 euro alla seconda categoria. Moltiplicato per quattordici, il minimo nazionale fa circa 25.600 euro lordi l’anno. Il teatro ci aggiunge i contributi previdenziali del fondo dei lavoratori dello spettacolo, che a carico del datore sono il 23,81 per cento, e l’accantonamento del trattamento di fine rapporto, il 6,91 per cento. Il costo di un orchestrale al minimo sale così verso i 33.500 euro l’anno.

Adesso il conto. Ventotto ore per circa quarantasei settimane, tolte ferie e festività, fanno intorno alle 1.290 ore di lavoro contrattuale all’anno. Un professore d’orchestra al minimo costa dunque circa 26 euro l’ora. Un’orchestra sinfonica di novanta elementi costa al minimo circa 2.340 euro l’ora: più di quanto il violinista di seconda categoria riceve lordo in un mese. Una prova di due ore e mezza vale circa 5.800 euro, prima di pagare il direttore, il solista, i tecnici, la sala, le luci, il riscaldamento. E i minimi sono il pavimento. Nel bilancio 2024 il Teatro Regio di Torino dichiara un costo del personale di 18.745.400 euro per 309,47 dipendenti equivalenti a tempo pieno; tolti gli 825.289 euro accantonati per il rinnovo del contratto nazionale, il costo medio è di 57.905 euro a testa. È una media che mescola orchestrali, coristi, tecnici e impiegati, ma dà l’ordine di grandezza di un teatro vero. Con quella media l’ora di un orchestrale costa circa 45 euro, l’ora di novanta orchestrali intorno ai quattromila, la prova di due ore e mezza sui diecimila.

C’è un dettaglio che il conto rende evidente. Per un’orchestra stabile lo stipendio è mensile: l’ora si paga anche quando non si prova. Il contratto misura il tempo, la musica misura il risultato, e la differenza tra le due cose la decide chi sta sul podio. Dieci minuti persi ad aspettare un cantante in ritardo, con novanta professori seduti e gli strumenti accordati, costano, ai costi medi del Regio, circa settecento euro.

Nello stesso bilancio 2024 il Regio registra un valore della produzione di 37.927.332 euro. Il Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo gli ha assegnato 13.591.248 euro, più un contributo aggiuntivo di 1.412.319.

Il testo è delIl Coro di Melos di Melos
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