Enrico Melozzi
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Maggio 2023, Cesena. Nella casa della sua insegnante, Pia Zanca, invasa dal fango dell’alluvione, fra pale e stivali, l’unico spartito rimasto sul pianoforte è la Regina della Notte. Radmila Novozheeva lo apre e canta, senza un vocalizzo, davanti a chi sta spalando. Quel video ha fatto il giro del paese, ma la sua storia comincia molto più lontano, ad Angarsk, vicino al Bajkal: figlia di genitori sordi, da bambina teneva premuto un tasto per minuti, ad ascoltare il suono nascere e spegnersi. Poi il pianoforte, il diploma in Russia, gli studi a Bari, a Modena e a Cesena, dove oggi insegna canto lirico all’Istituto Corelli. Questa primavera il sabato sera di Rai 1 con Dalla strada al palco, fino alla finale, dove ha cantato Con te partirò accanto a Vittorio Grigolo. Domenica 15 novembre, alle ore 20, porterà la sua aria di sempre nella Sala Santa Cecilia, al Classical Rave Party.

Sei nata ad Angarsk, vicino al Bajkal, e hai studiato pianoforte prima di diventare cantante. Che cosa ti ha dato il pianoforte che oggi ritrovi nel canto?

Il pianoforte mi ha dato prima di tutto la disciplina, e poi la capacità di ascoltare a fondo ogni suono che producevo, con tutta me stessa, con il corpo e con l’anima. Al pianoforte ho imparato a entrare nella musica non soltanto come esecutrice ma come persona, portando in quello che suonavo la mia esperienza, le mie emozioni, il mio modo di sentire. Credo che questa sensibilità mi abbia accompagnata anche quando ho cominciato a cantare.

Hai raccontato di essere cresciuta con i genitori sordi. Quanto ha contato quel silenzio nel tuo rapporto con il suono e con la voce?

Per me è stato un tempo bellissimo. Ogni nota era qualcosa di magico, come se entrassi in un altro mondo. Potevo tenere premuto un tasto per minuti e ascoltare come nasceva e come finiva il suono. Credo che il silenzio abbia contato molto nella mia sensibilità e nel mio modo di avvicinarmi alla musica. È soprattutto dal mio mondo interiore che, attraverso la voce, posso raccontare ogni cosa che ho vissuto.

Radmila Novozheeva
Radmila Novozheeva. Foto per gentile concessione dell’artista

Ti sei diplomata in Russia, poi hai studiato a Bari, a Modena e a Cesena. Che differenze hai trovato fra la scuola di canto russa e quella italiana?

Sono diversi il metodo e la quantità di ore. In Russia avevo lezione di canto quattro volte a settimana; in Italia, purtroppo, una volta a settimana, quarantacinque minuti. Per la maggior parte del tempo dovevo studiare da sola, e andare da un pianista quando ne avevo bisogno e la possibilità. In Russia l’insegnante, di canto come di qualsiasi altra materia, ti tratta come un figlio: si preoccupa per te, tiene al tuo percorso. In Italia gli insegnanti, parlo della mia esperienza, non ti seguono più di tanto, tutto è sotto la tua responsabilità. Da una parte anche questo è importante, ed è bello, perché alla fine sei tu che devi tenere al tuo studio. E siccome fin dall’inizio mi ero abituata a contare solo su me stessa, non ho avuto grandi problemi.

In Russia si lavora molto sull’espressione, sulla frase musicale, sulla tecnica. In Italia spesso sulla pronuncia, visto che siamo stranieri, e sul fraseggio. In tutti questi anni ho voluto lavorare anche sullo stile italiano, perché amo moltissimo la musica italiana, il belcanto.

Maggio 2023, l’alluvione in Romagna: spalando il fango dalla casa della tua insegnante hai cantato la Regina della Notte. Tecnicamente, che cosa succede a una voce di coloratura senza riscaldamento, al freddo, con gli stivali nel fango?

Per me quel pezzo è un cavallo di battaglia: posso cantarlo anche senza riscaldamento, nonostante sia una delle pagine più difficili di Mozart. Lo canto da dodici anni, è diventato una parte di me. Forse mi viene facile grazie alla mia tecnica vocale, e alla facilità che ho negli acuti e nei sovracuti. Non conosco nessun altro che lo canti senza vocalizzi.

Perché proprio quell’aria, un’aria di vendetta, in quel momento?

In realtà non ci abbiamo neanche pensato. Era l’unico spartito appoggiato in quel momento sul pianoforte alluvionato. E poi è un pezzo famoso, lo conoscono tutti. Non avevamo tempo per scegliere: è venuto spontaneo.

Quel video ti ha fatta conoscere prima come simbolo e poi come cantante. Per una musicista che vuole essere giudicata sulla voce, è stato un peso o un’occasione?

Un peso sicuramente no. È stata una bellissima opportunità, una vetrina per farmi conoscere da persone nuove.

La Regina della Notte vive di fa sovracuti, staccati e scale rapidissime. Come si studia un’aria così, e come la si tiene in forma negli anni?

Come dicevo prima, non ho mai avuto difficoltà né con i sovracuti né con l’agilità: mi sono stati donati da Dio. All’inizio, però, le scale di terzine e gli arpeggi li ho dovuti studiare tanto, a tempo lento, ascoltando ogni nota e lavorando sull’intonazione. Perché la difficoltà non sta solo nel fa sovracuto, ma nel passaggio pulito e intonato.

Radmila Novozheeva
Radmila Novozheeva. Foto per gentile concessione dell’artista

A Dalla strada al palco hai cantato lirica il sabato sera su Rai 1, davanti a milioni di persone che forse non sono mai entrate in un teatro d’opera. Che cosa hai imparato?

Ho sentito una gioia grandissima nel poter parlare all’anima della gente attraverso la musica. In quel momento eravamo tutti uniti. Ho imparato che la musica è eterna e ha un potere immenso, e sono molto felice di far parte di questo mondo magico.

In finale hai cantato Con te partirò con Vittorio Grigolo. Dove passa per te il confine fra lirica e canzone, e come cambia l’emissione quando lo attraversi?

Non ho sentito nessun confine. Ho cantato quel brano come fosse un’aria con il suo recitativo. La parte iniziale, che per la mia voce era bassa, ho cercato di cantarla con la mia impostazione, senza cambiare nulla, soltanto scolpendo le parole e dando loro più senso. Il resto l’ho cantato con la mia tecnica lirica, così com’è.

Il 29 maggio hai cantato ad Assisi, dal sagrato della Basilica, nella serata in diretta su Rai 1. Cantare all’aperto, con il microfono: che cosa cambia rispetto a una sala?

È stata un’esperienza bellissima, che porterò nel cuore. Mi capita abbastanza spesso di cantare all’aperto con il microfono, soprattutto d’estate. Ma cantare in diretta, e concludere la serata, è stato molto bello e insieme una grande responsabilità.

La differenza sta anche nell’acustica. In sala il suono si raccoglie e ti ritorna; all’aperto svanisce, si disperde, e il ritorno non c’è.

Insegni canto lirico all’Istituto Corelli di Cesena. Che cosa chiedi per prima cosa a un allievo che entra in classe?

Che cos’è per te la musica. Che cosa vuoi raccontare con la tua voce. Dico sempre ai miei allievi che devono lavorare con la loro anima, e non cantare soltanto le note, che da sole non interessano a nessuno. Devono cantare come se dipingessero un quadro, senza pensare alla tecnica. Quando capisci che cosa canti, e lo canti con il cuore, la tecnica arriva da sola.

Radmila Novozheeva
Radmila Novozheeva. Foto per gentile concessione dell’artista

Il cantante porta lo strumento dentro il corpo. Come lo proteggi ogni giorno, e che cosa hai imparato sulla fatica fisica?

Cerco di non prendere freddo e di non sforzare la voce: non canto più di un’ora al giorno. Prima non era così, in conservatorio cantavo tre ore di fila ogni giorno e uscivo senza voce. Ora ho imparato che anche la voce, anche le corde vocali, hanno bisogno di riposo. Faccio molti meno esercizi tecnici, ma li faccio comunque, per restare in forma. E poi, appena comincio a cantare, mi sento talmente bene, talmente felice, che a volte non riesco a smettere e non guardo l’orologio. Anche camminare e nuotare fanno molto bene, al fiato e a tutto il corpo. Il nostro corpo è la nostra cassa di risonanza, e la nostra protezione.

Hai fatto un biennio in musica da camera. Quale repertorio da camera, russo o italiano, senti più tuo, e perché?

Sì, mi sono laureata in musica da camera al Conservatorio di Cesena. Alla laurea ho portato un ciclo di Rossini e la Vocalise di Rachmaninov. La musica da camera mi piace quasi tutta, tedesca, francese, italiana. Ma più di ogni altra sento mia quella russa, di Čajkovskij e di Rachmaninov, perché rispecchia la mia anima russa, profonda e allo stesso tempo limpida. È la mia cultura, sono le mie radici.

Il 15 novembre, che cosa canterai? E che cosa ti aspetti da una sala da concerto trasformata in rave, con un pubblico che magari ti conosce dalla televisione?

Canterò il mio pezzo preferito, la Regina della Notte di Mozart. È un onore cantare in questa sala bellissima e lavorare con grandi musicisti e grandi artisti, in un contesto per me nuovo. Sarà un’esperienza indimenticabile, ne sono certa. E sarò felice di cantare di nuovo per tutto il pubblico, anche per chi mi conosce già.

C’è qualcosa che vuoi dire e che non ti abbiamo chiesto?

Vorrei ringraziare il Maestro Enrico Melozzi per l’invito, per questa bellissima occasione di esibirmi su un palco prestigioso accanto a grandi artisti. E per questa intervista, così interessante.

Il testo è diRadmila NovozheevaCon la supervisione del comitato tecnico-scientifico di Melos.
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