Enrico Melozzi
0%

del Coro di Melos

Prima puntata di sei. Sei articoli su Enrico Melozzi, compositore e direttore, in vista del concerto del 15 novembre a Santa Cecilia. Si comincia dal 2016, da un palazzo occupato di Roma.

All’angolo fra via di Santa Croce in Gerusalemme e via Statilia, a Roma, c’è un palazzo di sette piani e 16.800 metri quadrati che è stato una sede dell’Inpdap. Oggi si chiama Spin Time e dentro ci vivono circa quattrocento persone, 180 nuclei familiari di diciotto nazionalità, secondo il conto fatto da Piuculture nel maggio 2019. Gli occupanti hanno rimesso in piedi anche un auditorium. È lì che nel 2016 si costituisce l’Orchestra Notturna Clandestina, e l’indirizzo che compare sulle locandine è quello: Auditorium Santa Croce, Spin Time Labs, via di Santa Croce in Gerusalemme 55. Il programma di sala del Ravenna Festival del 2020 la descrive come nata «da un gruppo di volontari stanchi delle dinamiche dominanti nel mondo musicale».

Sono quarantacinque, in maggioranza sotto i trent’anni, con passaporti brasiliani, argentini, ucraini, spagnoli, polacchi, colombiani. Li dirige Enrico Melozzi, nato a Teramo nel 1977, violoncellista di formazione e compositore, che nel 2012 aveva già diretto l’orchestra di Sanremo per Noemi, terza con Sono solo parole. La prima violoncellista è Leila Shirvani, anglo-persiana, che nel 2019 vincerà il Premio Sinopoli. Il padrino è Giovanni Sollima: «Ho tenuto a battesimo la Clandestina dieci anni fa», ha detto a Melos nel settembre 2026. Melozzi, nel luglio 2020, ne ha raccontato l’origine a TGmusic.it con parole poco festose: «È nata da una profonda depressione culturale e personale, da un senso di grande solitudine».

Il nome ha una radice polacca. Clandestina viene dal Teatro Clandestino di Tadeusz Kantor, che a Cracovia, sotto l’occupazione nazista, provava in appartamenti privati. Notturna ha una storia più romana, e passa per il Teatro Valle occupato (dal 14 giugno 2011 all’11 agosto 2014), dove il 18 marzo 2012 Melozzi e Sollima avevano messo in scena cento violoncelli dopo tre giorni di prove. «Mi ritrovavo sempre al Teatro Valle Occupato, di notte, con Marcello Fonte», ha detto Melozzi a TGmusic.it nel 2020. Il Ravenna Festival scrive che l’orchestra fu fondata in quel contesto: il Valle è il luogo dell’idea, il palazzo di via di Santa Croce è il luogo dove l’idea diventa un organico.

Il nome viene da Kantor, che a Cracovia sotto i nazisti provava negli appartamenti privati

Dentro quell’auditorium prende forma un modo di fare concerti che toglie l’apparato e tiene il lavoro. Il direttore parla al pubblico prima dei pezzi e suona in mezzo agli altri invece di stare davanti. Il repertorio va da Mozart ai Nirvana passando per Pergolesi; il biglietto, quando c’è, costa 20 euro, e chi non li ha entra lo stesso. Il motto che accompagna i concerti è «La musica Classica è per tutti!». Melozzi lo ha detto in molti modi: nel programma di sala di Ravenna, nel 2020, «la musica classica deve essere vista come la cosa più folle, più spudorata, più proibita: e così va scoperta!», e subito dopo «se il pubblico non capisce e non si diverte a un nostro concerto, allora siamo noi ad aver sbagliato!». A Luca Telese, su Il Centro, nel luglio 2025: «Odio musealizzare la musica».

Dei primi concerti si sa meno di quanto si vorrebbe. Il Corriere Romagna, nel 2023, scrive che il concerto di debutto durò quindici ore, ma non dice né dove né quando, e nessuna delle fonti consultate lo precisa. Il vecchio sito dell’orchestra non esiste più: a quell’indirizzo oggi si trovano articoli su prestiti e mutui. Si sa che i musicisti vengono selezionati con una chiamata pubblica, e che già nel 2017 l’orchestra lavora fuori dal palazzo: al Teatro Regio di Parma per Il Piccolo Principe, opera in un atto di Melozzi con il coro di voci bianche del teatro, e dal 31 ottobre al Teatro Cuminetti di Trento per Il senso della vita di Emma di Fausto Paravidino, con musiche scritte da Melozzi per la Clandestina.

Il 30 aprile 2018 arriva il primo Rave Clandestino di Musica Classica, dodici ore di musica fino all’alba con Sollima ospite d’onore e migliaia di persone nel palazzo: Melos lo ha già raccontato in un articolo di agosto. Alla vigilia Melozzi aveva detto a Sky Arte: «Errori del passato hanno allontanato la nostra musica dal grande pubblico e dai più giovani. La Musica Classica invece è e resterà sempre giovane e immor(t)ale». E ancora: «Suoneremo per 12 ore di seguito, sarà una grande festa, fuori da qualsiasi schema e aperta a tutti». Un anno dopo, il 30 aprile 2019, si replica con oltre cento musicisti, una quarantina di concerti, metà del programma dedicata a Mozart, la prima assoluta di Don Giovanni all’Inferno e Rai Radio 3 in diretta. Il biglietto è ancora 20 euro, e la regola è la stessa: se non hai tutti i soldi, entri lo stesso.

Sei giorni dopo, il 6 maggio 2019, il palazzo resta senza corrente. La bolletta non pagata è di circa 300.000 euro. Le quattrocento persone che ci vivono restano al buio per sei giorni, finché Konrad Krajewski, elemosiniere del papa, viola i sigilli e riattacca la luce. È l’orchestra che un anno dopo Melozzi avrebbe descritto nel programma di sala di Ravenna in quattro parole: «non ha una lira!». E che nel 2023, a Libero, avrebbe spiegato così: «Il rave party della musica classica nasce proprio come grande provocazione verso il mondo classico ormai in agonia. Noi anziché la droga e la techno abbiamo messo Bach e Beethoven suonati dal vivo a palla tutta la notte».

Sei giorni dopo il secondo rave il palazzo resta al buio: bolletta da 300.000 euro, la luce la riattacca l’elemosiniere del papa

Da quella idea nasce anche questa rivista. Melozzi ha fondato Melos nel 2026, dieci anni dopo l’orchestra, e il lettore deve saperlo: chi scrive queste righe lavora per il direttore di cui parla. La convinzione di partenza è la stessa del 2016. La musica classica non ha bisogno di una liturgia per essere ascoltata, si può raccontare come si racconta una partita o un disco uscito ieri, e il pubblico arriva se qualcuno gli apre la porta e non gli chiede il frac. «Createvi la vostra orchestra, si può fare!», diceva Melozzi a TGmusic.it nel 2020. Nel frattempo l’orchestra ha messo radici fuori Roma: nel maggio 2021 nasce una sezione a Milano, e il 15 maggio 2025 suona in piazza Velasca per la riapertura della torre.

«Se il pubblico non capisce e non si diverte a un nostro concerto, allora siamo noi ad aver sbagliato»

I dieci anni si festeggiano lontano da via di Santa Croce in Gerusalemme. Domenica 15 novembre 2026, alle 20, nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, l’Orchestra Notturna Clandestina chiude il Romaeuropa Festival, in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con The Classical Rave Party: sul palco Giovanni Sollima, Niccolò Fabi, Alessandro Baricco, la Banda dell’Esercito Italiano e gli altri ospiti, e Melozzi dirigerà anche estratti da tre sue sinfonie. I biglietti costano da 30 a 40 euro, sulla pagina di Romaeuropa e su Vivaticket. Dieci euro in più rispetto al palazzo occupato, in una sala da 2.800 posti. E stavolta nessuno dovrà riattaccare la luce.

Il testo è delIl Coro di Melos di Melos
♪ Ascolta la mia musica
🇮🇹 IT ▾