del Coro di Melos
Terza puntata di sei. Le edizioni del Festival di Sanremo dirette da Enrico Melozzi dal 2012 al 2026, raccontate dall’orchestra in giù: artisti, piazzamenti, numeri.
Il 10 marzo 2021, con Sanremo appena finito, Enrico Melozzi disse a l’Adige una frase da contabile: «io quest’anno ho fatto due canzoni». Una era Zitti e buoni dei Måneskin, prima in classifica. L’altra era Parlami di Fasma, diciottesima. In quella settimana c’è tutta la vita di un direttore d’orchestra al Festival: la stessa bacchetta, lo stesso leggio, gli stessi musicisti, e in classifica diciassette posizioni di distanza che non dipendono da chi sta sul podio. Treccani gli attribuisce nove Festival di Sanremo fino al 2025; con l’edizione di febbraio 2026 sono dieci. I podi, secondo il suo sito ufficiale, sono quattro: 2012, 2020, 2021, 2023.
«Io quest’anno ho fatto due canzoni». Una è arrivata prima, l’altra diciottesima.
Il debutto è del 2012, sessantaduesima edizione, con Noemi e Sono solo parole, scritta da Fabrizio Moro: terzo posto. Le cronache lo ritrovano all’Ariston nel 2019 con Achille Lauro e Rolls Royce, nono posto, e ci arriva, ha raccontato al Messaggero nel 2022, su invito di Lauro stesso e del produttore Fabrizio Ferraguzzo; a Libero, nel 2023, l’ha detto senza giri: dopo Lauro «dovreste vedere come mi guardavano i musicisti classici». Il 2020 è l’anno in cui il suo nome compare quattro volte nell’elenco dei direttori: Ringo Starr dei Pinguini Tattici Nucleari arriva terza, Rosso di rabbia di Anastasio tredicesima, No grazie di Junior Cally ventiduesima su ventitré, e Per sentirmi vivo di Fasma corre fra le Nuove Proposte, sezione vinta quell’anno da Leo Gassmann. Un podio e un penultimo posto nella stessa settimana, con gli stessi archi e gli stessi fiati sul palco. È il mestiere: l’orchestra suona la terza e la ventiduesima con la stessa cura, e la classifica non la decide lei.
Il 2021 arriva per la stessa strada del 2019. «Il tramite è stato il produttore Fabrizio Ferraguzzo che ha proposto me», ha spiegato Melozzi all’Adige. Per Zitti e buoni prepara tre versioni: «Ho proposto tre orchestrazioni di questo pezzo: una più ‘Melox’, una morbida ed una più easy». «I Maneskin fra le tre hanno scelto quella che mi apparteneva di più, quella Melox». Il brano vince il Festival, Melozzi ne firma l’orchestrazione e lo dirige. Il bilancio, nella stessa intervista, è a muso duro: «Abbiamo sovvertito il sistema e abbiamo pure stravinto perché i dati del televoto sono imbarazzanti».
Quel che segue va letto con i piedi per terra. Il sito di Melozzi scrive che la vittoria di Sanremo portò alla vittoria all’Eurovision; all’Eurovision però non c’è orchestra, e nessuna fonte documenta un suo ruolo a Rotterdam. Nel 2021, in un post su Facebook ripreso da Rolling Stone, aveva scritto: «Sono cresciuto a pane e Mozart, ma per piacere…non toccatemi Sanremo», e ancora: «Liquidare centinaia di lavoratori dello spettacolo con un tweet è spregevole». Il rapporto con il cantante dei Måneskin prosegue invece sui fatti. Nell’ottobre 2024 Rolling Stone Italia dà conto di Silverlines (Orchestral Version), primo singolo solista di Damiano David con Labrinth, pubblicato da Sony Music Italy e Arista Records, video girato al Teatro Grande di Brescia: «L’arrangiamento è stato curato dal Maestro Enrico Melozzi». E a Libero, nel 2023, il desiderio dichiarato: «Il sogno sarebbe vedere i Maneskin che suonano coi 100Cellos!».
Nel 2022 dirige tre brani e tutti finiscono nella parte bassa della classifica: Abbi cura di te di Highsnob e Hu ventesima, Miele di Giusy Ferreri ventitreesima, Duecentomila ore di Ana Mena ventiquattresima. Il 2023 rimette insieme i due estremi. Supereroi di Mr. Rain è terza; Quando ti manca il fiato di Gianluca Grignani, di cui Melozzi è coautore, dodicesima; Cause perse di Sethu ventottesima su ventotto, ultima. Nella serata delle cover, la quarta, Grignani canta Destinazione Paradiso e sul podio ci sono due direttori, Melozzi e Peppe Vessicchio. «Certo, dirigere un’orchestra in due non è proprio facile, ma ne vale la pena», scrisse Melozzi in un post ripreso da MowMag.
Un primo posto, tre terzi, un ultimo. La classifica non la decide l’orchestra.
Il 2024 porta quattro brani: Casa mia di Ghali quarta, Tutto qui di Gazzelle undicesima, Due altalene di Mr. Rain diciassettesima, Governo punk dei Bnkr44 ventottesima su trenta. Il sito ufficiale di Melozzi la dà per ultima; la classifica di TV Sorrisi e Canzoni dice ventottesima, e trentesimo fu Fred De Palma. Nel 2025 il brano in gara è uno solo, Cuoricini dei Coma_Cose, decimo posto, con orchestrazione e direzione sue. Per la serata dei duetti scrive un’introduzione strumentale di venti secondi e la racconta così a Domani, il 21 febbraio 2025: «Per gli standard attuali, un suicidio commerciale». La sera del 12 febbraio, seconda serata, Damiano David è ospite con Felicità di Lucio Dalla insieme ad Alessandro Borghi e con Born With a Broken Heart, e il secondo brano, riporta Sky TG24, è «diretto dal Maestro Enrico Melozzi».
L’edizione 2026, dal 24 al 28 febbraio, è quella da raccontare senza aggettivi. Resta con me delle Bambole di Pezza chiude tredicesima; Naturale di Leo Gassmann ventottesima su trenta; fra le Nuove Proposte, Nei miei DM di Blind, El Ma & Soniko esce in semifinale. Sei anni prima Gassmann aveva vinto le Nuove Proposte nell’edizione in cui Melozzi dirigeva Fasma nella stessa sezione: le classifiche di Sanremo tornano, e di rado nello stesso punto. Un primo posto, tre terzi, un ultimo, un ventottesimo su trenta per due anni di fila. Sono numeri, e a Sanremo i numeri li fanno il televoto e le giurie, non l’orchestra.
Che cosa significhi portare un organico sinfonico dentro una trasmissione del sabato sera lo ha spiegato Melozzi stesso a Domani, nel febbraio 2025, togliendo prima di tutto l’alibi della gara: «Sanremo non lo è [una gara]; è una trasmissione televisiva che deve fare ascolti». Poi la parte che lo riguarda: «non si può ragionare solo in termini digitali, perché c’è l’orchestra, e l’orchestra è carne, sangue e respiro». E un’accusa ai colleghi di una sera: «il 90% di chi dirige lo fa per la prima volta in vita sua. Diventa una presa per il culo all’orchestra, al pubblico, alle istituzioni culturali». A Libero, nel 2023, aveva messo il dato storico che spiega la posta in gioco: «Ottant’anni fa la Rai aveva decine di orchestre, oggi ne ha una sola». Nello stesso post del 2021 ripreso da Rolling Stone stava la sua difesa del Festival: «la musica è una sola, e quando la musica arriva a milioni di persone forse è più utile di altre».
«L’orchestra è carne, sangue e respiro». Lo ha detto nel 2025, dopo nove edizioni all’Ariston.
Quel che l’orchestra ne ricava si misura fuori dall’Ariston, sui palchi dell’Orchestra Notturna Clandestina, che produce la Notte dei Serpenti. Allo Stadio del Mare di Pescara, il 29 luglio 2023, davanti a circa diecimila persone, gli ospiti erano Mr. Rain, Giusy Ferreri e Gianluca Grignani, tre dei nomi diretti a Sanremo quello stesso febbraio; nel 2024 sono saliti sullo stesso palco Noemi e i Coma_Cose, nel 2026 Mr. Rain e le Bambole di Pezza, e quella serata su Rai 1 ha fatto 1.617.000 spettatori e il 14,7 per cento di share. Il prossimo appuntamento è domenica 15 novembre 2026, alle ore 20, nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone a Roma: The Classical Rave Party chiude il Romaeuropa Festival, in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con la Clandestina, Giovanni Sollima, Niccolò Fabi (che con Melozzi e l’orchestra aveva già fatto l’Arena di Verona il 2 ottobre 2022), Alessandro Baricco, la Banda dell’Esercito Italiano e gli altri ospiti, e Melozzi dirigerà anche estratti da tre sue sinfonie. I biglietti costano da 30 a 40 euro, sulla pagina di Romaeuropa e su Vivaticket. Stessa orchestra dell’Ariston, stessi archi e stessi fiati. Il 15 novembre, per una volta, la classifica non c’è.
