Enrico Melozzi
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Roma, 18 marzo 2012. Il Teatro Valle è occupato da nove mesi: il 14 giugno 2011 attori, musicisti, tecnici e registi erano entrati nella sala settecentesca rimasta senza gestore dopo la soppressione dell’ente pubblico che la governava, e non ne erano più usciti. Un violoncellista, Giovanni Sollima, e un compositore, Enrico Melozzi, il cui nome sta nell’indirizzo di questa rivista, avevano fatto girare sui social un invito semplice: chi suona il violoncello venga al Valle. Quella sera, sul palco del teatro dove nel 1817 era andata in scena per la prima volta la Cenerentola di Rossini, c’erano cento violoncelli.

Il 16 ottobre 2026 alle 20.30 quella formula apre la stagione musicale del Teatro Verdi di Pordenone. È il primo appuntamento di un cartellone che va da ottobre a giugno, curato per la musica da Alessandro Taverna, e che il teatro presenta come il programma dell’anno in cui Pordenone sarà Capitale italiana della cultura. Più del comunicato di stagione conta una pagina del sito del teatro intitolata Call per suonare con i 100 Cellos: un modulo aperto a chi suona il violoncello, con le categorie ammesse elencate una dopo l’altra: professionisti, studenti, dilettanti. Il teatro stesso descrive i 100 Cellos come un’orchestra aperta che si ricompone ogni volta con musicisti diversi.

È la regola nata al Valle, e in quattordici anni non è cambiata. Nel 2012 l’invito circolava sui social, oggi passa per un modulo online, ma il principio è identico: al primo leggio può sedere un solista di carriera e all’ultimo uno studente al secondo anno, e fra i due può esserci chi ha smesso di studiare da vent’anni e ha ritirato fuori lo strumento dall’armadio per l’occasione. L’organico non si conosce fino all’ultimo giorno, e il suono cambia con le città. Il disco registrato al Valle nel 2012, Live at Teatro Valle Occupato, uscito nell’aprile 2013, dà un’idea del raggio: il finale del Concerto in do di Haydn, l’Arioso dalla Cantata BWV 156 di Bach, Britten, il Prélude à l’après-midi d’un faune di Debussy, e accanto Violoncelles, vibrez! di Sollima, un canto arbëresh, canzoni di Tom Waits e dei Nirvana. Il criterio è quello di un’orchestra che non chiede un titolo di studio per entrare, né al pubblico né ai musicisti. Scrivere per cento strumenti uguali e per mani di livello diverso è però un problema di mestiere, non di buona volontà: il passaggio difficile non può dipendere da tutti, la nota lunga deve tenere insieme chi ha meno ore di studio, e l’insieme deve suonare come un’orchestra e non come una prova aperta.

Da quella notte di marzo i 100 Cellos hanno suonato in teatri e piazze in Italia e all’estero. L’8 settembre 2024, per MITO SettembreMusica, erano in piazza San Carlo a Torino. Il Valle, intanto, ha avuto una storia più accidentata dei violoncellisti che lo avevano fatto risuonare. L’occupazione è finita l’11 agosto 2014 con un accordo fra gli occupanti e il Comune di Roma, e la sala è rimasta a lungo chiusa per lavori. Il Teatro dell’Opera di Roma ha annunciato che nell’ottobre 2027 vi porterà la Cenerentola nella stessa sala dove debuttò. Da quell’esperienza al Valle viene anche l’idea da cui è nata l’Orchestra Notturna Clandestina, che questa rivista ha raccontato: musica suonata fuori dai circuiti previsti.

A Pordenone il progetto porta ancora la firma di Sollima e Melozzi. Il numero esatto dei violoncellisti il teatro, alla data in cui scriviamo, non lo ha comunicato: dipende da quanti avranno compilato il modulo.

Il testo è delIl Coro di Melos di Melos
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