Enrico Melozzi
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Giuseppe Verdi nel 1900, fra Maria Carrara Verdi, Barberina Strepponi, Giuditta e Giulio Ricordi, Teresa Stolz, Umberto Campanari e Leopoldo Metlicovitz. Archivio Storico Ricordi, via Wikimedia Commons (pubblico dominio).

Busseto, martedì 12 ottobre 1813, nove del mattino. Davanti all’aggiunto del sindaco, che fa da ufficiale di stato civile per un comune del dipartimento del Taro, si presenta un oste di ventotto anni venuto dalle Roncole. Si chiama Carlo Verdi, e l’impiegato lo scrive Charles, perché quelle terre sono state annesse all’Impero francese e i registri si tengono in francese. Carlo mostra un bambino maschio, nato da lui e da Luigia Uttini, e l’atto registra la data con la puntualità di un’amministrazione napoleonica: nato il giorno dieci del mese corrente, alle otto di sera.

Il giorno prima il bambino era già passato dal fonte battesimale di San Michele Arcangelo, alle Roncole. Anche lì qualcuno aveva preso nota: il registro dei battesimi dell’11 ottobre annota Giuseppe Francesco Fortunino, nato ieri, figlio di un oste e di una filatrice. La parrocchia e lo Stato, che in quegli anni non andavano d’accordo quasi su nulla, qui sembrano dire la stessa cosa. Preso alla lettera, quel nato ieri porta al giorno dell’anagrafe, domenica 10 ottobre 1813. Ma nelle campagne di allora il giorno si contava spesso dal tramonto, e per un bambino nato alle otto di sera il confine fra una data e l’altra era meno netto di quanto sembri.

Verdi però contava in un altro modo. Il suo compleanno lo festeggiava il 9 ottobre, come gli aveva detto la madre, e così lo ricordano i suoi biografi. Per lunghi anni sbagliò perfino l’anno. L’Enciclopedia Italiana, nella voce dedicata al compositore, lo racconta senza giri di parole: per lunghissimo tempo Verdi credette di essere nato nel 1814, perché così, diceva, gli aveva sempre ripetuto sua madre. A mettere ordine fu soltanto l’atto di nascita pubblicato da Carlo Gatti, il suo biografo, quando il compositore era morto da un pezzo. È per questo che ancora oggi alcune enciclopedie, l’Enciclopedia Britannica fra le altre, scrivono prudentemente 9 o 10 ottobre, con una barra in mezzo.

Da dove venisse l’errore della madre si può solo ipotizzare, ma un indizio c’è ed è nel calendario. Una tradizione raccolta alle Roncole lega quella nascita alla festa di San Donnino, patrono della diocesi di Borgo San Donnino, l’attuale Fidenza. Il santo si celebra il 9 ottobre. Nel 1813 il 9 cadeva di sabato e il 10 di domenica, e una festa di paese non guarda il calendario con la precisione di un notaio. Per una donna di campagna che partorisce in un’osteria il ricordo più solido è il santo, prima ancora del numero del giorno. Il santo diceva 9. Lo stato civile, che non conosce santi, diceva 10.

C’è poi una ragione più semplice, e forse più vera. In una famiglia di osti e filatrici della Bassa, all’inizio dell’Ottocento, l’età era un fatto approssimativo, e nessuno chiedeva di esibire un certificato. Gli bastò la parola della madre, e un uomo che avrebbe discusso con editori e impresari ogni clausola dei suoi contratti si tenne per decenni una data che nessun documento sosteneva.

L’età, del resto, gli pesò addosso almeno una volta, e non per un giorno. Nel giugno del 1832 il Conservatorio di Milano lo respinse, fra le altre ragioni, perché il regolamento fissava l’ingresso a quattordici anni e lui ne aveva diciotto. Con l’anno sbagliato della madre ne avrebbe avuti diciassette: tre di troppo invece di quattro, e il verdetto sarebbe stato lo stesso. Il 9 o il 10, il 1813 o il 1814 restarono questioni di famiglia finché qualcuno non andò a cercare le carte.

La differenza è di un giorno, ed è la differenza fra la memoria e la carta. La memoria ricorda le feste; gli archivi non hanno memoria, hanno inchiostro. E l’inchiostro del registro di Busseto dice anche un’altra cosa, che nessuna voce di famiglia aveva tramandato. Il primo documento pubblico della vita del compositore del Nabucco è scritto in francese, e il bambino vi è iscritto come Joseph Fortunin François.

Il testo è delIl Coro di Melos di Melos
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