Enrico Melozzi
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Il primo maggio 1761, a Vienna, un uomo di ventinove anni firma quattordici clausole e con quelle si consegna per trent’anni. Il documento è il contratto fra il principe Paul Anton Esterházy e Joseph Haydn, assunto come vice maestro di cappella. Il testo esiste, è stato pubblicato integralmente ed è la cosa più istruttiva che si possa leggere per capire che mestiere fosse, nel Settecento, quello del compositore.

La prima cosa che il contratto stabilisce non riguarda la musica, riguarda l’abbigliamento. Haydn e i musicisti sotto di lui devono presentarsi in uniforme, puliti, con calze bianche, biancheria bianca, cipria, e a scelta il codino o la borsa per i capelli. La divisa non è un dettaglio di costume: significa che sei del personale, che chi entra nella sala vede da lontano a quale categoria appartieni, e che non appartieni a quella degli ospiti.

La seconda clausola riguarda il comportamento. Haydn deve condursi in modo esemplare, astenersi da eccessiva familiarità e da volgarità nel mangiare e nel bere, non mostrarsi abbattuto ma di buon umore. Verso i musicisti che dirige, il testo è sorprendentemente civile: deve trattarli non da padrone ma con mitezza e indulgenza, con modestia e calma, e quando qualcuno sbaglia deve correggerlo in privato prima di riferire in alto.

Joseph Haydn in un’incisione di Alexandre Chaponnier da Thomas Hardy
Alexandre Chaponnier, incisione dal ritratto di Thomas Hardy del 1791. Haydn ha cinquantanove anni ed è appena arrivato a Londra da uomo libero.

Poi arriva la clausola che oggi si legge con un certo gelo. Haydn compone la musica che Sua Altezza gli comanda. Quella musica non può comunicarla a nessun altro, non può farla copiare, e la conserva per l’uso esclusivo del principe. Non può comporre per altri senza conoscenza e permesso. In una riga: quello che scrive non è suo. È l’equivalente esatto di una clausola moderna sulla proprietà intellettuale del datore di lavoro, scritta centosettant’anni prima che qualcuno inventasse la formula.

Segue l’obbligo di presenza. Ogni giorno, prima e dopo mezzogiorno, Haydn si presenta nell’anticamera, in divisa, e domanda se Sua Altezza desideri che si faccia musica. Ricevuto l’ordine, lo comunica agli altri. Due volte al giorno, per anni, un uomo che stava scrivendo i quartetti che avrebbero fondato un genere si è messo in fila davanti a una porta ad aspettare di sapere se quel pomeriggio serviva.

Ci sono poi le mansioni pratiche, che nessuna biografia romantica racconta. Haydn risponde degli strumenti e della loro conservazione. Istruisce le cantanti, perché le voci femminili della casa non finiscano per prendere in campagna le cattive abitudini che si sentono in città. Tiene l’archivio. In sostanza è il direttore, l’insegnante di canto, il bibliotecario e il magazziniere.

Il compenso: quattrocento fiorini l’anno, pagati per quarti. In più, il vitto al tavolo degli ufficiali di casa, oppure mezzo fiorino al giorno se preferisce arrangiarsi. Il contratto vale tre anni, con un anno di preavviso, e Haydn promette di non cercare altro impiego nel frattempo. Sopra di lui resta Gregor Joseph Werner, il vecchio maestro di cappella, che conserva l’autorità sulla musica di chiesa: Haydn è il numero due e per il coro non tocca palla.

Quattrocento fiorini erano molti o pochi. Nella Vienna dello stesso decennio, un buon professore d’orchestra stava fra i trecento e i cinquecento, un medico di corte molto sopra, un cameriere personale attorno ai duecento. Haydn entra quindi nella fascia alta del personale, con vitto pagato e alloggio a Eisenstadt. Non è miseria, è dipendenza.

Il seguito è una lezione di come le carriere funzionino nonostante i contratti. Paul Anton muore il 18 marzo 1762, meno di un anno dopo la firma. Gli succede il fratello Nikolaus, che di musica capisce e ne vuole tutti i giorni, e che si fa costruire in mezzo a una palude ungherese una residenza, Eszterháza, con un teatro d’opera e un teatro delle marionette. Werner, che vede quel ragazzo prendersi la casa, nel 1765 scrive al principe una lettera di protesta in cui lamenta il disordine dell’archivio e la negligenza sugli strumenti. Il principe risponde con un regolamento e con l’ordine a Haydn di comporre di più. Werner muore il 3 marzo 1766, e Haydn diventa maestro di cappella a tutti gli effetti.

La clausola sulla proprietà delle opere, negli anni, si sfilaccia. Nel contratto rinnovato del 1779 sparisce il divieto di comporre per altri, e Haydn comincia a vendere agli editori di Vienna, Parigi e Londra la stessa musica che scriveva per la casa. Nel 1790 muore Nikolaus, il successore Anton scioglie l’orchestra, e Haydn parte per Londra con un contratto di Johann Peter Salomon che gli vale, per una sola stagione, più di quanto avesse guadagnato in dieci anni di servizio.

Haydn morì a Vienna il 31 maggio 1809, con la città occupata dalle truppe di Napoleone. Aveva settantasette anni e possedeva una casa nel sobborgo di Gumpendorf, comprata con i soldi di Londra. Nell’inventario dei suoi beni figura anche il pappagallo, valutato separatamente.

Il testo è delIl Coro di Melos di Melos
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