Enrico Melozzi
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Leopold Mozart. Via Wikimedia Commons (pubblico dominio).

Il 1756 fu un buon anno per Leopold Mozart, violinista della corte di Salisburgo: a gennaio gli nacque il settimo figlio, Wolfgang, e uscirono dalla stamperia le sue Versuch einer gründlichen Violinschule, il tentativo di una scuola fondamentale di violino. Delle due opere, per qualche decennio, la seconda sembrò la più importante: diventò subito il manuale di violino di riferimento in area tedesca, ristampato e tradotto, il compagno naturale del Quantz per il flauto e del Versuch di Carl Philipp Emanuel Bach per la tastiera. Tre manuali in quattro anni: la Germania musicale di metà Settecento stava mettendo per iscritto tutto il suo sapere pratico, e noi campiamo ancora di quella rendita.

La Violinschule è il ritratto involontario del suo autore: sistematica, esigente, spiritosa nel modo tagliente dei perfezionisti. C’è la postura, l’arco, la diteggiatura, il trillo; c’è la celebre stoccata contro chi vibra su ogni nota come se avesse la febbre addosso; c’è il capitolo sugli abbellimenti in cui ordina all’allievo di suonare prima le note del compositore e poi, semmai, le proprie. E c’è soprattutto un’idea pedagogica seria: il violino non si impara a pezzi, si impara dentro la musica, con il gusto e il giudizio, non con la sola ginnastica. I violinisti barocchi di oggi la considerano una delle loro bibbie, insieme al fatto, che fa sempre impressione, che l’autore distingueva ancora il Mi bemolle dal Re diesis: il suo orecchio conosceva più note di quante ne conosca la nostra tastiera.

Poi, si sa, il libro fu superato dall’allievo. Leopold applicò al figlio il metodo della Violinschule con una dedizione che oggi discuteremmo: le tournée infantili per mezza Europa, la disciplina, la contabilità, l’orgoglio e il controllo. Il rapporto tra i due, negli anni, si guastò come si guastano i rapporti tra un manuale e un genio. Ma quando si ascolta la precisione con cui Wolfgang scrive per gli archi, la naturalezza con cui ogni passaggio cade sotto le dita, si sta ascoltando anche la Violinschule, assorbita in casa prima di saper leggere. Il libro sta nella biblioteca di Melos, nello scaffale degli strumenti e della didattica. Il figlio, in tutti gli altri scaffali.

Il testo è delIl Coro di Melos di Melos
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