del Coro di Melos
Quinta puntata di sei. Trentaquattro titoli dal 1996 al 2023 in una pagina scritta in inglese: che cosa c’è e che cosa manca nel catalogo delle opere di Enrico Melozzi.
La pagina si intitola Catalogue of Works, è in inglese ed è online dall’8 maggio 2025 su enricomelozzi.it, lo stesso sito che ospita questa rivista. Sotto il titolo, un sottotitolo fra parentesi: Complete List (1996-2023). Dentro ci sono 34 titoli, ciascuno con l’anno e l’organico, e in fondo 19 dischi su Spotify. Il primo titolo è Levigazioni, per flauto, pianoforte e violoncello, scritto nel 1996 da un diciannovenne che studiava ancora il violoncello; l’ultimo è la Sinfonia n. 2 in mi minore, 2023, l’unica voce della lista senza organico accanto. In mezzo stanno ventisette anni e sette generi diversi. Per nessuno dei 34 lavori la pagina dice dove e quando sia stato eseguito la prima volta.
I titoli che portano la parola Sinfonia sono tre. La Sinfonia Concertante del 2007, per organo, archi e percussioni, è la più antica; Treccani la descrive per organo, archi e timpani, e il disco che la contiene, Sinfonia Concertante in C minor, è fra i 19 incorporati nella pagina. La Sinfonia Notturna in re minore porta in catalogo l’anno 2020, mentre Treccani la data 2021-22; il disco si chiama The Night Symphony e secondo Wikipedia è uscito nel 2021. Poi la Sinfonia n. 2 in mi minore, 2023, di cui il sito non dice nulla: né l’organico, né la durata, né se la Notturna vada considerata la numero uno. Di nessuna delle tre il sito registra un’esecuzione.
Tre sinfonie, tre opere liriche, due balletti. Il cinema e il teatro di prosa, nella lista, non ci sono.
Alla Scala Melozzi ha diretto due volte, entrambe in serate fuori dalla stagione d’opera e senza l’Orchestra del teatro. Il 4 giugno 2025 ha guidato i 100 Cellos in Tucidide. Atene contro Melo, testi di Alessandro Baricco, musiche di Giovanni Sollima, serata benefica per la Fondazione Francesca Rava. Il 16 aprile 2026 è tornato con la Banda dell’Esercito Italiano, un centinaio di elementi, per gli ottant’anni della Repubblica: in programma il suo Intermezzo sinfonico 1946, che è del 2026, ricavato dal primo movimento di una Terza sinfonia rimasta incompiuta e trascritto per banda da Filippo Cangiamila, con Giuseppe Andaloro al pianoforte e Paolo Oreni all’organo, come ha raccontato Il Capoluogo in aprile. È la prima esecuzione documentata di una sua musica in quella sala, e nel catalogo non c’è.
Le opere liriche sono tre e stanno tutte fra il 2017 e il 2019. Il Piccolo Principe, per orchestra, coro di voci bianche e sei cantanti, è l’unica voce del catalogo con un teatro in didascalia, il Regio di Parma: libretto e regia di Stefano De Luca, prima assoluta nel 2017 con l’Orchestra Notturna Clandestina; il basso-baritono Eugenio Maria Degiacomi, intervistato da Melos, vi cantava l’Uomo d’affari che conta le stelle. Don Giovanni all’Inferno, libretto di Marco Berardi, ha avuto la prima il 30 aprile 2019 dentro il secondo Rave Clandestino di Musica Classica, all’Auditorium Santa Croce di Spin Time Labs a Roma, con Rai Radio 3 in diretta, come Melos ha raccontato in agosto. Opera Crime porta in catalogo il 2019 ma è andata in scena al Teatro Sociale di Como il 21 febbraio 2020: secondo CiaoComo il pubblico, guidato da un’app, indagava su un delitto e votava il colpevole fra il Duca e Rigoletto, e Melozzi disse al giornale comasco: «Era questo che io avevo in mente, rivoluzionare le regole del teatro».
Il catalogo non registra la musica scritta per il teatro di prosa, e qui il buco è largo. Con Fausto Paravidino Melozzi ha firmato le musiche di I vicini, al Piccolo Eliseo di Roma nel 2016; di Il senso della vita di Emma, debuttato al Teatro Cuminetti di Trento il 31 ottobre 2017 con una partitura scritta per l’Orchestra Notturna Clandestina; di Tagli, all’ex cinema Goldoni di Firenze dal 4 all’8 giugno 2024, produzione del Teatro della Toscana, con gli allievi della scuola L’Oltrarno. Nessuno dei tre titoli compare nella lista. I balletti invece ci sono, e sono due. Pinocchio, The Ballet, per orchestra sinfonica e organo meccanico, è datato 2011: lo commissionò il West Australian Ballet e andò in scena il 15 settembre 2012 all’His Majesty’s Theatre di Perth, coreografia di Ivan Cavallari, West Australian Symphony Orchestra diretta da Myron Romanul. Through My Door, 2018, è un balletto di Alessio Di Stefano per violoncello e orchestra, e il sito non ne dice altro.
È la prima esecuzione documentata di una sua musica in quella sala, e nel catalogo non c’è.
Manca anche il cinema. La home del sito dice che Melozzi compone colonne sonore per corti, lungometraggi e teatro, e Wikipedia ne conta una trentina fra il 2000 e il 2023, ma nella lista non ce n’è una. Eppure Il gioco di Adriano Giannini ha vinto un Nastro d’Argento e il Grifone d’Argento a Giffoni; La casa sulle nuvole di Claudio Giovannesi, 2009, sta fra i 19 dischi della pagina come colonna sonora, ma non fra le 34 opere. A Cinefilos, nel 2010, lo diceva lui: «il cinema per un compositore è il luogo ideale dove sperimentare e arrivare contemporaneamente al grande pubblico». Assenti anche la musica corale, la musica sacra che la home dichiara, gli arrangiamenti di Sanremo: l’unica trascrizione ammessa è Melozzi-Brahms del 2014, l’Andante del Concerto n. 2 riscritto per due violoncelli e orchestra di violoncelli.
Letto per decenni, il catalogo disegna una curva. Sette titoli negli anni Novanta, quasi tutti da camera: Levigazioni, le Variazioni su temi di Ennio Morricone del 1997, Luna bassa (rossa) per pianoforte. Dodici fra il 2000 e il 2007, gli anni dell’elettronica con Stefano De Angelis (Lisma Vive, FLATS, Io sono Nero) e di Diverse tonalità di viola, commissionato da Paolo Fresu nel 2006. Poi tre anni di vuoto, dal 2008 al 2010, e altri dodici titoli negli anni Dieci, fra cui The Sound of Falling Walls, dedicato nel 2014 a Giovanni Sollima, per due violoncelli solisti e orchestra di violoncelli. Negli anni Venti le voci sono tre: la Notturna, il Concerto in Mi per chitarra e orchestra del 2021, la Seconda. Poi la lista si chiude.
La lista si ferma, il lavoro no. Dal 2023 in avanti la lista non registra più nulla: non la Notte dei Serpenti, che da quell’anno porta in televisione musiche e arrangiamenti suoi; non la versione orchestrale di Silverlines di Damiano David, 2024; non Velasca Vertigo, il brano inedito ideato e diretto per la riapertura della Torre Velasca a Milano il 15 maggio 2025; non l’Intermezzo sinfonico 1946, che è del 2026. Nemmeno le date vecchie tornano tutte: il catalogo colloca La storia in musica di Oliver Twist nel 2005, mentre la home del sito dice che Melozzi debuttò come direttore nel 2002 con la sua opera su Oliver Twist. Un catalogo è un documento, e questo dice che fra i diciannove e i quarantasei anni Melozzi ha scritto molto, e che la pagina, messa online nel maggio 2025, era già indietro di due anni. Il compositore è andato avanti, la pagina no: quel che il paese sente di lui, dai Serpenti a Sanremo, sta altrove.
La lista si ferma. Il compositore no.
Il 15 novembre, per una sera, la parte del catalogo che si sente di rado avrà un’orchestra davanti. Domenica 15 novembre 2026, alle 20, nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone a Roma, The Classical Rave Party chiude il Romaeuropa Festival, in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia: sul palco l’Orchestra Notturna Clandestina con Giovanni Sollima, Niccolò Fabi, Alessandro Baricco, la Banda dell’Esercito Italiano e gli altri ospiti, biglietti da 30 a 40 euro sulla pagina di Romaeuropa e su Vivaticket. Quella sera Melozzi dirigerà anche estratti da tre sue sinfonie, cioè la parte del catalogo che si ascolta più di rado. Trentaquattro titoli in una pagina in inglese, e per una volta la lista suonerà.
