Hans Rott (1858-1884). Via Wikimedia Commons (pubblico dominio).
Ottobre 1880, un treno diretto in Alsazia. Un ragazzo viennese di ventidue anni estrae una rivoltella e la punta contro un altro passeggero che sta per accendersi un sigaro. Non deve farlo, spiega con assoluta calma: Johannes Brahms ha riempito il treno di dinamite. Il ragazzo si chiama Hans Rott, viene ricoverato al manicomio della Bassa Austria, e morirà lì quattro anni dopo, di tubercolosi, a venticinque anni.
Per capire come si arriva a quel vagone bisogna tornare indietro di pochi mesi. Rott era il talento più luminoso del Conservatorio di Vienna: organista prediletto di Anton Bruckner, compagno di stanza e amico di un altro studente che si chiamava Gustav Mahler. A vent’anni aveva finito una Sinfonia in mi maggiore, la sua prima, e nel settembre 1880 la portò ai concorsi e ai potenti, cercando una borsa e un’esecuzione. Andò anche da Brahms, l’arbitro della vita musicale viennese. Le testimonianze concordano sulla sostanza del colloquio: Brahms gli disse che nella sinfonia non c’era nulla di suo, e che era meglio lasciasse la musica. Per un ragazzo povero, orfano da poco di entrambi i genitori, che alla musica aveva appeso tutto, quella frase era una diagnosi. Poche settimane dopo, il treno, la rivoltella, la dinamite immaginaria: la persecuzione trasformata in delirio, con il nome del persecutore in chiaro. Il caso è finito perfino sul British Journal of Psychiatry, che alla vicenda ha dedicato uno studio.
La sinfonia rimase in un cassetto per centonove anni. Quando fu finalmente eseguita, a Cincinnati nel 1989, il pubblico sentì una cosa da non credere: temi, colori orchestrali, perfino un intero modo di costruire lo scherzo che il mondo aveva imparato a chiamare mahleriano. Non era un’imitazione: veniva prima. Mahler, che quella partitura la conosceva bene, lo aveva scritto senza giri di parole: il fondatore della nuova sinfonia come io la intendo è Rott, e quello che la musica ha perso con lui è incommensurabile. I due, diceva, erano frutti maturati sullo stesso albero.
Sarebbe facile fare di Brahms il cattivo della favola, e la leggenda infatti lo fa: si racconta addirittura che con gli anni sia diventato il mostro delle dicerie, l’uomo che spingeva i giovani al suicidio. I documenti dicono una cosa più precisa e più utile: dicono che il giudizio di un uomo potentissimo, pronunciato senza cura su una persona fragile, può avere la stessa energia di un fatto fisico. Nessuno processerà mai una stroncatura. Ma ogni volta che un’audizione o un concorso decide una vita, in quella stanza c’è anche il fantasma gentile di Hans Rott, che chiede solo di riascoltare la sua sinfonia. Oggi si trova incisa più volte, e vale il viaggio: è la musica di Mahler prima di Mahler, scritta da un ragazzo che non ha fatto in tempo.
