Carlo Broschi detto Farinelli. Via Wikimedia Commons (pubblico dominio).
Nel 1737 il cantante più famoso e pagato del mondo, Carlo Broschi detto Farinelli, trentadue anni, all’apice di una carriera che aveva mandato in delirio Napoli, Vienna e Londra, fece una cosa che nessuna star ha più osato: sparì. Accettò l’invito della regina di Spagna, Elisabetta Farnese, e si trasferì a Madrid con un incarico senza precedenti: cantare per il re, e per il re soltanto.
Il re era Filippo V, e stava male di una malattia che oggi chiameremmo depressione grave: settimane senza lavarsi né vestirsi, convinzioni deliranti, il governo di mezzo mondo lasciato alla deriva. La regina aveva sentito dire che solo la musica lo raggiungeva. L’esperimento funzionò oltre ogni speranza: la voce di Farinelli tirava fuori il re dal buio come nessun medico. E così il più grande virtuoso del secolo divenne una terapia di corte: ogni notte, per anni, cantava per il sovrano nelle sue stanze. La tradizione, riportata dai memorialisti, vuole che il repertorio si fosse ridotto a pochissime arie, sempre quelle, tra cui due del suo maestro Porpora e il Pallido il sole di Hasse, ripetute notte dopo notte per quasi un decennio: la leggenda dice le stesse quattro, le fonti serie confermano comunque un canone minuscolo e immutabile. Il pubblico più esigente della storia era un uomo solo, malato, che non applaudiva mai.
Farinelli restò in Spagna ventidue anni, servendo anche il successore Ferdinando VI, e divenne molto più che un cantante: organizzava l’opera di corte, dirigeva feste reali, deviava fiumi per gli spettacoli d’acqua, ricevette onorificenze da grande di Spagna e non cantò mai più in pubblico. Quando un nuovo re lo congedò, si ritirò a Bologna, in una villa piena di clavicembali con nomi di pittori, dove lo visitarono Mozart quattordicenne, Burney che raccoglieva storie, Casanova che raccoglieva tutto.
Resta la domanda che rende la vicenda vertiginosa: cosa significa essere il più grande, se nessuno ti sente? La risposta di Farinelli, a giudicare dalla vita, fu serena: la voce che aveva incantato i teatri d’Europa serviva di più dove curava un uomo solo. In un’epoca che misura il canto in stream, l’idea di un artista supremo con un pubblico di uno è quasi inconcepibile. Forse per questo bisogna continuare a raccontarla.
