Enrico Melozzi
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La Philharmonie di Berlino, progetto di Hans Scharoun. Via Wikimedia Commons.

La stagione 2026/27 dei Berliner Philharmoniker, aperta a fine agosto da Kirill Petrenko con la Quarta di Çajkovskij, è costruita attorno a una ricorrenza che attraverserà tutta l’Europa musicale: il bicentenario della morte di Beethoven, 26 marzo 2027. A Berlino lo affrontano da padroni di casa, Beethoven è il patrimonio genetico dell’orchestra insieme a Mendelssohn, Brahms e Strauss, e lo incastonano nella biennale di gennaio dal titolo Signs and Wonders, dedicata alla domanda più ambiziosa che un cartellone possa porsi: quale fede ci guida. In mezzo, la Missa solemnis, che a quella domanda risponde da due secoli senza rispondere.

Petrenko firma un numero di concerti insolitamente alto per i suoi standard, quarantasette serate sinfoniche, e prosegue il suo Ring: la Walküre arriva al festival di Pasqua di Salisburgo nel marzo 2027, con l’orchestra in buca come ai tempi di Karajan che quel festival lo inventò. C’è anche una fiaba, Hänsel und Gretel di Humperdinck, che curiosamente rima con la stessa scelta fatta quest’anno dalla Fenice: il 2027 sarà l’anno in cui mezza Europa riporta in scena la fiaba wagneriana per famiglie. Tra gli ospiti, Dudamel con la Settima di Mahler e la Quarta di Bruckner, Rattle che torna a casa, Mäkelä, e le prime volte di Elim Chan e Maxime Pascal; il compositore in residenza è Brett Dean, con una prima mondiale. La tournée dell’anno è una notizia in sé: il Sudamerica, Bogotá, San Paolo e Buenos Aires, dove i Berliner mancavano da oltre venticinque anni, con chiusura alla Carnegie Hall.

La lettura di Melos, in due punti. Primo: il pubblico romano ha un’occasione rara, perché Petrenko sarà a Santa Cecilia a metà novembre, e ascoltare la stessa bacchetta a Berlino in streaming e a Roma dal vivo nello stesso mese è un corso gratuito di acustica comparata. Secondo: il bicentenario beethoveniano rischia, come ogni anniversario, di trasformarsi in un ingorgo di integrali; la scelta berlinese di incastrarlo dentro una domanda, la fede, invece che dentro un catalogo, è la differenza tra programmare e celebrare. Ne riparleremo tra due giorni, guardando come l’Italia si prepara allo stesso appuntamento. Fonti: presentazione ufficiale della stagione 2026/27, Berliner Philharmoniker, e materiali stampa della Fondazione.

Il testo è delIl Coro di Melos di Melos
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