Ritratto di Ludwig van Beethoven. Via Wikimedia Commons (pubblico dominio).
La data è il 26 marzo 2027: duecento anni dal pomeriggio viennese, di temporale secondo i testimoni, in cui morì Ludwig van Beethoven. Gli anniversari tondi sono la droga legale della programmazione musicale, e questo è il più tondo del decennio: le stagioni 2026/27, che abbiamo passato in rassegna in queste settimane, si sono già schierate, e vale la pena leggere le strategie in controluce, perché dicono chi programma e chi celebra.
La strategia più ambiziosa è quella di Berlino, raccontata due giorni fa: il bicentenario incastonato in una biennale sulla fede, con la Missa solemnis come domanda e non come monumento. La più sistematica è italiana: il San Carlo dedica al bicentenario il grosso dei suoi quattordici concerti sinfonici, dentro l’anno dei propri 290 anni. La più capillare è romana: Santa Cecilia distribuisce Beethoven su tutto l’inverno, l’Eroica con Minasi a gennaio, concerti e sinfonie tra gennaio e aprile, la Missa solemnis con Luisi a febbraio, in pieno anniversario. E la più raffinata, quasi un indovinello per intenditori, è della Scala: la Leonora di Ferdinando Paër, l’opera che mise in musica il soggetto del Fidelio prima di Beethoven, programmata nell’anno del bicentenario come uno specchio: per capire cosa Beethoven fece, ascoltate cosa avrebbe potuto essere.
Il rischio, lo diciamo con affetto, è l’ingorgo: dodici mesi di integrali delle sinfonie rischiano di trasformare il compositore più sovversivo del canone nel sottofondo istituzionale dell’anno, che è esattamente ciò che lui non fu mai. Il Beethoven vero è quello che scrive il testamento di Heiligenstadt e insieme una sinfonia allegra, quello arrestato come vagabondo mentre componeva le ultime sonate: un uomo in guerra con le convenzioni del suo stesso mercato. Il modo giusto di festeggiarlo, per un teatro, sarebbe programmare la musica di oggi con il coraggio con cui i suoi contemporanei programmarono la sua; il modo giusto per un ascoltatore, scegliere nel diluvio le esecuzioni che rischiano qualcosa. Su queste pagine, quando l’anno arriverà, faremo da bussola: intanto segnatevi la data, 26 marzo, e almeno una Missa solemnis dal vivo. È il pezzo che lui considerava il proprio migliore, ed è ancora la scommessa più alta che si possa fare in una sala da concerto. Fonti: cartelloni ufficiali 2026/27 di Berliner Philharmoniker, Accademia di Santa Cecilia, Teatro di San Carlo, Teatro alla Scala.
