Enrico Melozzi
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di Enrico Melozzi

Questa è la puntata nove di tredici. La tesi sta nella puntata uno e non cambia. Quello che segue serve a provarla.

Vienna, dicembre 1791. Una donna di ventinove anni con due figli, il più piccolo di cinque mesi, si trova vedova di un uomo celebre e indebitato. Da quel giorno Constanze Mozart, nata Weber, fa l’unica cosa sensata che una vedova del Settecento potesse fare: amministra. E la storia del Requiem, da qui in poi, si legge meglio come un registro contabile che come un romanzo. Lo diciamo subito, per sgombrare il tavolo: in questa puntata non ci sarà nessun processo alla persona. Constanze salvò la famiglia, crebbe i figli, visse fino a ottant’anni da amministratrice impeccabile della memoria del marito. Sono i movimenti di denaro che ci interessano, con le loro date, perché spiegano come nacque la leggenda che questa inchiesta sta smontando.

Prima voce del registro: la consegna. Nei primi mesi del 1792 il conte Walsegg riceve la partitura completata, quella copia di bottega che conosciamo dalla puntata tre, e salda il dovuto. Perché il saldo arrivi, l’opera deve risultare finita e di Mozart: è il primo interesse economico, in ordine di tempo, a esigere un Requiem compiuto dalla mano del morto. Seconda voce: le esecuzioni e le copie. Il 2 gennaio 1793, a Vienna, un concerto a beneficio della vedova presenta il Requiem al pubblico, con il patrocinio del barone van Swieten, quasi un anno prima che il committente lo esegua come proprio a Wiener Neustadt. E una copia prende la via di Berlino: la corte di Prussia, dove regna Federico Guglielmo II, paga alla vedova, secondo la tradizione documentaria, quattrocentocinquanta fiorini. L’esclusiva comprata dal conte, nei fatti, non esiste più.

Ritratto di Constanze Mozart di Joseph Lange
Constanze Mozart nel ritratto di Joseph Lange. Amministrò la memoria del marito per sessant’anni.

Terza voce, la maggiore: la stampa. Alla fine del decennio Constanze tratta con Breitkopf und Härtel di Lipsia l’edizione delle opere del marito, e nel 1800 il Requiem esce a stampa. È qui che il registro contabile produce il documento più importante di tutta la vicenda: gli editori, che vogliono sapere cosa stanno vendendo, interrogano il completatore, e Franz Xaver Süssmayr risponde con la lettera dell’8 febbraio 1800: il Sanctus, il Benedictus e l’Agnus Dei sono interamente suoi, la fuga finale è quella del Kyrie ripetuta, e con Mozart, aggiunge, aveva discusso spessissimo l’elaborazione del lavoro. Nello stesso giro di mesi la vedova offre versioni che non stanno insieme: ora Süssmayr avrebbe avuto da Mozart istruzioni precise, ora soltanto foglietti, ora quasi nulla; e sulla stampa del 1800 il completamento non è dichiarato. Sono le oscillazioni di chi deve vendere un oggetto il cui valore dipende da quanta mano del morto contiene: più Mozart c’è, più l’oggetto vale. La polemica pubblica scoppia puntuale sulle gazzette musicali, e il conte Walsegg, scavalcato, medita la causa e lascia perdere.

Quarta voce, la più lunga: la memoria. Nel 1809 Constanze sposa il diplomatico danese Georg Nikolaus Nissen, e insieme costruiscono la grande biografia postuma, uscita nel 1828, in cui gli aneddoti degli ultimi mesi prendono la forma che il mondo conosce: il presentimento, il lavoro febbrile, il Requiem scritto per se stesso. Non serve accusare nessuno di menzogna: serve notare che ogni voce di questo registro, dalla consegna del 1792 alla biografia del 1828, spinge nella stessa direzione. Un Mozart che muore componendo il proprio Requiem vale, sul mercato delle partiture e su quello della memoria, più di un professionista che organizza una consegna con la sua bottega. La leggenda non è nata dal nulla: è nata da un bilancio, ed era, va riconosciuto, un bilancio onesto secondo i costumi del tempo, tenuto da una donna sola che difendeva due figli.

L’ultimo fatto è una domanda con una risposta contabile. A chi conveniva il Mozart tragico? Al committente, che aveva pagato un capolavoro compiuto. Alla vedova, che vendeva un originale il più possibile autografo. All’editore, che stampava un mito. A tutti, tranne che alla verità della bottega.

Questo capitolo fa parte dell’inchiesta di Enrico Melozzi sul Requiem. La puntata dieci esce lunedì 28 settembre alle 18:30: l’estate del 1791 a Baden, dove accanto a Constanze c’era Süssmayr.

Il testo è delIl Coro di Melos di Melos
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