di Enrico Melozzi
Questa è la puntata undici di tredici. La tesi sta nella puntata uno e non cambia. Quello che segue serve a provarla.
Franz Xaver Wolfgang Mozart adulto, ritratto di Karl Gottlieb Schweikart, 1825. Via Wikimedia Commons (pubblico dominio).
Vienna, 26 luglio 1791. Nell’appartamento della Rauhensteingasse nasce il sesto figlio di Wolfgang e Constanze Mozart, il secondo che sopravvivrà all’infanzia. Quattro mesi e nove giorni dopo, nello stesso appartamento, morirà suo padre. Nel registro dei battesimi il bambino viene iscritto con i nomi di Franz Xaver Wolfgang. In casa, quei primi due nomi non li userà mai nessuno: per la madre sarà Wolfgang e basta, da adulto si presenterà al mondo come Wolfgang Amadeus Mozart figlio, e con quel nome d’arte farà il pianista e il compositore fino alla morte, a Carlsbad, nel 1844. I due nomi del battesimo restano dove sono stati scritti: nel registro. E sono, alla lettera, i nomi del factotum di casa: Franz Xaver Süssmayr.

Un’inchiesta non può fermarsi al brivido della coincidenza: deve pesarla. Nella Vienna del Settecento i nomi di battesimo non si sceglievano per suono. Si sceglievano per omaggio: al padrino, al protettore, al santo di famiglia. In casa Mozart la regola era stata applicata alla prima occasione con zelo quasi commerciale: il primogenito del 1783 fu battezzato Raimund Leopold, e Raimund era il nome del padrino, il barone Raimund Wetzlar von Plankenstern, padrone di casa e finanziatore. Un nome, in quella casa, era una dedica. A chi fosse dedicato il doppio nome del 26 luglio 1791, nessun documento lo dice: e i nomi Franz e Xaver erano diffusissimi nell’Austria cattolica, che venerava Francesco Saverio. La coincidenza, da sola, non prova nulla. Ma sta lì, scritta con l’inchiostro di un parroco, ed è l’unico documento di questa storia che nessuno ha mai potuto cancellare.
Il secondo indizio che tiene viva la voce da due secoli è un calendario. Il 23 settembre 1790 Mozart parte per Francoforte, per l’incoronazione dell’imperatore Leopoldo II: un viaggio di lavoro autofinanziato e disperato, di cui l’inchiesta ha già incrociato i debiti. Rientra a Vienna intorno al 10 novembre. Un bambino nato il 26 luglio 1791, portato a termine pieno, è stato concepito in ottobre, quando il marito era lontano da settimane. Questa è l’aritmetica dei maligni, ed è bene scriverla per esteso, perché si veda anche il suo rovescio: basta un parto anticipato di due settimane, evento banale in ogni epoca, e il concepimento cade dopo il rientro, nel letto coniugale. L’aritmetica ostetrica non condanna e non assolve nessuno. Chi la brandisce come prova non sta facendo storia: sta facendo pettegolezzo con la calcolatrice.

Chi invece ha sommato le due cose, il nome e il calendario, e ne ha tratto la conclusione estrema, esiste e va citato: Francis Carr, nel già ricordato Mozart & Constanze del 1983, sostenne che il bambino fosse figlio di Süssmayr. La ricerca documentaria non lo ha seguito: nessuna carta, nessuna lettera, nessun atto sostiene quella paternità, e l’unico modo per accertarla non è mai stato tentato né lo sarà. Franz Xaver Wolfgang morì celibe e senza figli, e con lui la linea si spense. Restano i fatti, e i fatti sono tre: i nomi nel registro, il viaggio di Francoforte, e un ragazzo che per tutta la vita portò addosso il nome del padre come un’insegna, ereditandone il mestiere senza ereditarne la fortuna.
C’è un quarto fatto, più sottile, e riguarda il silenzio. Quando Constanze, trent’anni dopo, fece scrivere al secondo marito Georg Nissen la biografia monumentale di Mozart, uscita postuma nel 1828, il nome di Süssmayr ne risultò quasi assente: l’uomo che aveva vissuto in casa, copiato per il marito, completato l’opera più celebre della vedova, scivolò ai margini del libro di famiglia. Si può spiegare in molti modi rispettabili: una lite sopravvenuta, l’imbarazzo per un completamento conteso, la volontà di tenere il Requiem il più possibile autografo agli occhi del mercato, come s’è visto nella puntata sui conti della vedova. Ma per un’inchiesta il silenzio selettivo è sempre un dato, mai un caso. Nissen, che pure maneggiò l’epistolario con le forbici, come s’è visto nella puntata precedente, su Süssmayr scelse la potatura totale.
Melos tiene la linea della puntata dieci: la relazione non è provata, la paternità nemmeno, e questa inchiesta non afferma ciò che le carte non reggono. Ma il registro del 26 luglio 1791 resta agli atti, e per la tesi che stiamo provando conta al di là di ogni alcova: dice quanto Süssmayr fosse dentro quella famiglia nell’estate in cui il Requiem veniva commissionato. Tanto dentro che, comunque la si legga, il suo nome finì sul figlio. Mancava un solo passo perché finisse anche sull’opera: ed è il passo della prossima puntata.
Questo capitolo fa parte dell’inchiesta di Enrico Melozzi sul Requiem. La puntata dodici esce domenica 4 ottobre alle 18:30: l’uomo che firmò Mozart, ovvero che cosa guadagnò Süssmayr dal completamento. L’inchiesta resta raccolta, per intero e per sempre, nella sua pagina permanente.
